Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Francesco Gennari, Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004, stampa gelatina d'argento, 12 × 12 cm

BIografia

Francesco Gennari

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

Opere Correlate

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Francesco Gennari
Autoritratto con, 2006

Francesco Gennari
Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006

Francesco Gennari
Autoritratto come Universo, 2009

Francesco Gennari
Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Francesco Gennari
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Anno: 2004 Mostra tutte le opere (11)

Don Brown
Yoko XII Twin, 2004

Nathalie Djurberg & Hans Berg
Florentin, 2004

Marcel Dzama
Untitled, 2004

Inka Essenhigh
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Maureen Gallace
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Geografia: Italia Mostra tutte le opere (98)

Alterazioni Video
olbania, 2011

Massimo Bartolini
My Fourth Homage, 2003

Renato Birolli
Le Signorine Rossi, 1938

Claudio Bonichi
Sirena ferita, 1987

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Charles Avery
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Bronze Rat, 2006

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The Resemblance, 2006

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (50)

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Nobuyoshi Araki
Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008

Nobuyoshi Araki
Tokyo Comedy , 1997/2008

Nobuyoshi Araki
Grand diary of photo mania, 1998-2008

Nobuyoshi Araki
Mithology, 2001-2008

Opera

Francesco Gennari, Autoritratto con, 2006, stampa lambda, 21.5 × 14.5 cm

BIografia

Francesco Gennari

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

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Anno: 2006 Mostra tutte le opere (16)

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The Resemblance, 2006

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Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (50)

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Nobuyoshi Araki
Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008

Nobuyoshi Araki
Tokyo Comedy , 1997/2008

Nobuyoshi Araki
Grand diary of photo mania, 1998-2008

Nobuyoshi Araki
Mithology, 2001-2008

Opera

Francesco Gennari, Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006, scultura in marmo nero e gin, 11 × 11 × 70 cm

Detail

BIografia

Francesco Gennari

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

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Bronze Rat, 2006

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The Overthinker in a Ticket, 2006

Michaël Borremans
The Resemblance, 2006

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Marcel Dzama
Stripped of the Gun, 2006

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (98)

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olbania, 2011

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My Fourth Homage, 2003

Renato Birolli
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Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (43)

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Bronze Rat, 2006

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Tecnica: Scultura Mostra tutte le opere (47)

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Skull of Minuso, 2007

Charles Avery
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Banksy
Ballerina with Action Man Parts, 2005

Banksy
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Luigi Broggini
Testa di ragazzo, 1932-1935

Opera

Francesco Gennari, Autoritratto come Universo, 2009, stampa lambda su dibond, 35 × 24 cm

BIografia

Francesco Gennari

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

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Nobuyoshi Araki
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Opera

Francesco Gennari, Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009, stampa lambda, 40 × 26.5 cm

BIografia

Francesco Gennari

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

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Untitled (Empiricist), 2009

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Untitled (Laissez Faire), 2009

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Senza titolo , 2009

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Nobuyoshi Araki
Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008

Nobuyoshi Araki
Tokyo Comedy , 1997/2008

Nobuyoshi Araki
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Nobuyoshi Araki
Mithology, 2001-2008

Opera

Francesco Gennari, Autoritratto su menta, 2009, stampa epson su carta, 40 × 26.5 cm

BIografia

Francesco Gennari

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

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Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004

Francesco Gennari
Autoritratto con, 2006

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Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006

Francesco Gennari
Autoritratto come Universo, 2009

Francesco Gennari
Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Anno: 2009 Mostra tutte le opere (11)

Charles Avery
Untitled (Empiricist), 2009

Charles Avery
Untitled (Laissez Faire), 2009

Hernan Bas
Ubu roi (The War March), 2009

Roberto Cuoghi
Senza titolo , 2009

Francesco Gennari
Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (98)

Alterazioni Video
olbania, 2011

Massimo Bartolini
My Fourth Homage, 2003

Renato Birolli
Le Signorine Rossi, 1938

Claudio Bonichi
Sirena ferita, 1987

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (43)

Arnaldo Badodi
Il suicidio del pittore, 1937

Banksy
Bronze Rat, 2006

Michaël Borremans
The Resemblance, 2006

Roberto Cuoghi
Senza titolo , 2010

Tracey Emin
I'va got it all, 2000

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (50)

Alterazioni Video
olbania, 2011

Nobuyoshi Araki
Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008

Nobuyoshi Araki
Tokyo Comedy , 1997/2008

Nobuyoshi Araki
Grand diary of photo mania, 1998-2008

Nobuyoshi Araki
Mithology, 2001-2008

Opera

Francesco Gennari, Autoritratto come Eclissi di Sole, 2010, stampa epson su carta 100% cotone, 39 × 26 cm

BIografia

Francesco Gennari

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

Opere Correlate

Artista: Francesco Gennari Mostra tutte le opere (10)

Francesco Gennari
Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004

Francesco Gennari
Autoritratto con, 2006

Francesco Gennari
Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006

Francesco Gennari
Autoritratto come Universo, 2009

Francesco Gennari
Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Anno: 2010 Mostra tutte le opere (12)

Charles Avery
Untitled (Eel Sellers), 2010

Roberto Cuoghi
Senza titolo , 2010

Nathalie Djurberg & Hans Berg
Man on Bed with Birds, 2010

Giovanni Iudice
Carla (Piccolissimo), 2010

Giovanni Iudice
Spiaggia (Palermo), 2010

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (98)

Alterazioni Video
olbania, 2011

Massimo Bartolini
My Fourth Homage, 2003

Renato Birolli
Le Signorine Rossi, 1938

Claudio Bonichi
Sirena ferita, 1987

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (43)

Arnaldo Badodi
Il suicidio del pittore, 1937

Banksy
Bronze Rat, 2006

Michaël Borremans
The Resemblance, 2006

Roberto Cuoghi
Senza titolo , 2010

Tracey Emin
I'va got it all, 2000

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (50)

Alterazioni Video
olbania, 2011

Nobuyoshi Araki
Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008

Nobuyoshi Araki
Tokyo Comedy , 1997/2008

Nobuyoshi Araki
Grand diary of photo mania, 1998-2008

Nobuyoshi Araki
Mithology, 2001-2008

Opera

Francesco Gennari, Autoritratto come origine del cielo diurno, 2011, stampa epson su carta 100% cotone, 39 × 26 cm

BIografia

Francesco Gennari

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

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Artista: Francesco Gennari Mostra tutte le opere (10)

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Autoritratto come Universo, 2009

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Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Anno: 2011 Mostra tutte le opere (16)

Alterazioni Video
olbania, 2011

Nathalie Djurberg & Hans Berg
Bear, 2011

Nathalie Djurberg & Hans Berg
Woods, 2011

Ron English
Coulorphobic Clown, 2011

Faile
Summer Canvas III, 2011

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (98)

Alterazioni Video
olbania, 2011

Massimo Bartolini
My Fourth Homage, 2003

Renato Birolli
Le Signorine Rossi, 1938

Claudio Bonichi
Sirena ferita, 1987

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (43)

Arnaldo Badodi
Il suicidio del pittore, 1937

Banksy
Bronze Rat, 2006

Michaël Borremans
The Resemblance, 2006

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Senza titolo , 2010

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I'va got it all, 2000

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olbania, 2011

Nobuyoshi Araki
Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008

Nobuyoshi Araki
Tokyo Comedy , 1997/2008

Nobuyoshi Araki
Grand diary of photo mania, 1998-2008

Nobuyoshi Araki
Mithology, 2001-2008

Opera

Francesco Gennari, Il corpo torna alla terra, l'anima torna al cielo (con una macchia d'amarena nel cuore), 2011, terracotta, gin, sciroppo d'amarena, cielo stellato, 17 × 70 × 111 cm

BIografia

Francesco Gennari

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

Opere Correlate

Artista: Francesco Gennari Mostra tutte le opere (10)

Francesco Gennari
Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004

Francesco Gennari
Autoritratto con, 2006

Francesco Gennari
Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006

Francesco Gennari
Autoritratto come Universo, 2009

Francesco Gennari
Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Anno: 2011 Mostra tutte le opere (16)

Alterazioni Video
olbania, 2011

Nathalie Djurberg & Hans Berg
Bear, 2011

Nathalie Djurberg & Hans Berg
Woods, 2011

Ron English
Coulorphobic Clown, 2011

Faile
Summer Canvas III, 2011

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (98)

Alterazioni Video
olbania, 2011

Massimo Bartolini
My Fourth Homage, 2003

Renato Birolli
Le Signorine Rossi, 1938

Claudio Bonichi
Sirena ferita, 1987

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (43)

Arnaldo Badodi
Il suicidio del pittore, 1937

Banksy
Bronze Rat, 2006

Michaël Borremans
The Resemblance, 2006

Roberto Cuoghi
Senza titolo , 2010

Tracey Emin
I'va got it all, 2000

Tecnica: Scultura Mostra tutte le opere (47)

Charles Avery
Skull of Minuso, 2007

Charles Avery
Untitled (Empiricist), 2009

Banksy
Ballerina with Action Man Parts, 2005

Banksy
Bronze Rat, 2006

Luigi Broggini
Testa di ragazzo, 1932-1935

Opera

Francesco Gennari, Autoritratto come notte, 2013, stampa getto d'inchiostro su carta 100% cotone, 42 × 30 cm

BIografia

Francesco Gennari

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

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Francesco Gennari
Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004

Francesco Gennari
Autoritratto con, 2006

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Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006

Francesco Gennari
Autoritratto come Universo, 2009

Francesco Gennari
Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Anno: 2013 Mostra tutte le opere (7)

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Josè Regina Galindo
Piedra, 2013

Adrian Paci
Untitled, 2013

Adrian Paci
Untitled, 2013

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (98)

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olbania, 2011

Massimo Bartolini
My Fourth Homage, 2003

Renato Birolli
Le Signorine Rossi, 1938

Claudio Bonichi
Sirena ferita, 1987

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (43)

Arnaldo Badodi
Il suicidio del pittore, 1937

Banksy
Bronze Rat, 2006

Michaël Borremans
The Resemblance, 2006

Roberto Cuoghi
Senza titolo , 2010

Tracey Emin
I'va got it all, 2000

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (50)

Alterazioni Video
olbania, 2011

Nobuyoshi Araki
Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008

Nobuyoshi Araki
Tokyo Comedy , 1997/2008

Nobuyoshi Araki
Grand diary of photo mania, 1998-2008

Nobuyoshi Araki
Mithology, 2001-2008

Opera

Francesco Gennari, Autoritratto come tramonto triangolare, 2017, Stampa getto d'inchiostro su carta cotone, 40 × 28 cm

BIografia

Francesco Gennari

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

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Francesco Gennari
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Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Anno: 2017 Mostra tutte le opere (7)

Patrizio Di Massimo
Shhhhh, 2017

Patrizio Di Massimo
The Lion Tamer, 2017

Allison Katz
Untitled (Gold cock), 2017

Beatrice Marchi
Le vacanze dei Bag-hands, 2017

Beatrice Marchi
Curriculum-hands in front of a London by Monet, 2017

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Alterazioni Video
olbania, 2011

Massimo Bartolini
My Fourth Homage, 2003

Renato Birolli
Le Signorine Rossi, 1938

Claudio Bonichi
Sirena ferita, 1987

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Tema: Ritratto Mostra tutte le opere (155)

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Nobuyoshi Araki
Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008

Nobuyoshi Araki
Tokyo Comedy , 1997/2008