Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Gianfranco Ferroni, Natura Morta, ,

BIografia

Gianfranco Ferroni

Gianfranco Ferroni nato a Livorno nel 1927 è morto a Bergamo nel 2001. “E' stato tra i primi artisti che agli inizi della mia collezione, mi ha insegnato a conoscere ed avere rispetto per la pittura, per il silenzio, per la luce e per il realismo. Un realismo diverso, originale, che non si limitava a riprodurre la figura, bensì a descriverne la sensibilità, l’umanità, ponendo l’uomo con i suoi bisogni, le sue gioie e le sue angosce al centro dell’arte. E sono ancora oggi, passati ormai vent’anni, che quelle stesse sensazioni mi guidano alla ricerca di opere di giovani artisti contemporanei. Il mio primo incontro con il Maestro avvenne nel suo studio di Via Balbo. Scesi in un sottoscala ed entrai in un luogo buio e davvero poco pulito. Avevo letto da qualche parte che questo era il suo tempio dove compiere riti. I miei occhi che velocemente osservarono la stanza ebbero un’impressione completamente diversa. A me sembrava un luogo tormentato. Una brandina in un angolo dove certamente aveva mangiato, fumato e dormito; un tappeto così intriso di polvere e scolorito da far impressione ai più e un pavimento che completava una stanza certamente più simile ad una cella di isolamento che ad un tempio. Mi accolse un uomo alto e magro che nei tratti mi ricordava un cinese. I capelli sembravano bagnati e stavano appiccicati al viso, gli abiti erano scuri e un po’ trasandati. Aveva un pacchetto di sigarette Marlboro stretto in quelle mani da pianista, impossibili da non notare: lunghe, affusolate e scheletriche. Appariva schivo, ma al tempo stesso molto deciso. Mi fece a malapena accomodare dicendomi che non aveva nulla da farmi vedere. Mi colpì il modo in cui si muoveva all’interno della stanza fumando in continuazione come se fosse in attesa di qualcosa. Cercai di sciogliere il ghiaccio chiedendo informazioni sull’opera che avevo appena comprato, ma capii subito che non era uomo di grandi parole, non amava parlare e dilungarsi troppo in generale, figuriamoci commentare le sue opere e ascoltare i miei deliri da collezionista. In quei momenti mi venne alla mente una citazione di Carrieri che cadeva a fagiolo: metteva le orecchie in tasca. Dopo il silenzioso pranzo all’Arci Bellezza, interrotto soltanto dal continuo rumore dell’accendino che dava fuoco alle sue sigarette, me ne tornai a casa e durante il tragitto continuai a pensare al nostro incontro e a dove avevo già visto quello studio, avevo la sensazione di aver vissuto un de-jà vu e come per magia mi tornò alla mente un autoritratto del ‘77, Io seduto nella stanza, che vidi certamente riprodotto su qualche catalogo. Quel modo di ritrarsi senza autocelebrarsi con gli abiti da lavoro e le mani a penzoloni sopra le ginocchia, quel filo elettrico che correva silenzioso lungo il pavimento perfettamente riprodotto mattonella per mattonella e quell’inseparabile pacchetto di Marlboro buttato a terra circondato da mozziconi di sigarette consumate, non erano però la semplice rappresentazione del suo vivere quotidiano, ma un vero e proprio inno a ciò che non si vede, al lento logorio dell’uomo in una società dominata da angosce e frenesia. La prospettiva del pavimento altro non era che la rappresentazione di una via di fuga verso la libertà dell’individuo e il gioco di luci e ombre mi fece pensare alla vita e alla morte. Ecco chi era Ferroni, un genio, uno che parlava con la pittura. Un uomo che sente come e prima di tutti noi le emozioni che il contesto contemporaneo determina. Il vuoto non vuoto delle sue opere è così denso di significati che difficilmente si riesce a distogliere lo sguardo dalle sue tele, in attesa che qualcosa accada. Fu quel giorno che decisi che avrei inseguito le sue opere più significative anche in capo al mondo. E così fu."

Opere Correlate

Artista: Gianfranco Ferroni Mostra tutte le opere (7)

Gianfranco Ferroni
Io seduto nella stanza - in penombra, 1977

Gianfranco Ferroni
Autoritratto seduto a terra, 1978-1980

Gianfranco Ferroni
Interno lettino disfatto, 1981-1982

Gianfranco Ferroni
Autoritratto , 1989

Gianfranco Ferroni
Ciotola nera, 1991

Tema: Natura Morta Mostra tutte le opere (34)

Arnaldo Badodi
L'armadio, 1938

Arnaldo Badodi
Soprabito sul divano, 1941

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Loris Cecchini
Stage of Evidence, 2001

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (50)

Alterazioni Video
olbania, 2011

Nobuyoshi Araki
Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008

Nobuyoshi Araki
Tokyo Comedy , 1997/2008

Nobuyoshi Araki
Grand diary of photo mania, 1998-2008

Nobuyoshi Araki
Mithology, 2001-2008

Opera

Gianfranco Ferroni, Io seduto nella stanza - in penombra, 1977, tecnica mista su carta montata su compensato, 72 × 75 cm

BIografia

Gianfranco Ferroni

Gianfranco Ferroni nato a Livorno nel 1927 è morto a Bergamo nel 2001. “E' stato tra i primi artisti che agli inizi della mia collezione, mi ha insegnato a conoscere ed avere rispetto per la pittura, per il silenzio, per la luce e per il realismo. Un realismo diverso, originale, che non si limitava a riprodurre la figura, bensì a descriverne la sensibilità, l’umanità, ponendo l’uomo con i suoi bisogni, le sue gioie e le sue angosce al centro dell’arte. E sono ancora oggi, passati ormai vent’anni, che quelle stesse sensazioni mi guidano alla ricerca di opere di giovani artisti contemporanei. Il mio primo incontro con il Maestro avvenne nel suo studio di Via Balbo. Scesi in un sottoscala ed entrai in un luogo buio e davvero poco pulito. Avevo letto da qualche parte che questo era il suo tempio dove compiere riti. I miei occhi che velocemente osservarono la stanza ebbero un’impressione completamente diversa. A me sembrava un luogo tormentato. Una brandina in un angolo dove certamente aveva mangiato, fumato e dormito; un tappeto così intriso di polvere e scolorito da far impressione ai più e un pavimento che completava una stanza certamente più simile ad una cella di isolamento che ad un tempio. Mi accolse un uomo alto e magro che nei tratti mi ricordava un cinese. I capelli sembravano bagnati e stavano appiccicati al viso, gli abiti erano scuri e un po’ trasandati. Aveva un pacchetto di sigarette Marlboro stretto in quelle mani da pianista, impossibili da non notare: lunghe, affusolate e scheletriche. Appariva schivo, ma al tempo stesso molto deciso. Mi fece a malapena accomodare dicendomi che non aveva nulla da farmi vedere. Mi colpì il modo in cui si muoveva all’interno della stanza fumando in continuazione come se fosse in attesa di qualcosa. Cercai di sciogliere il ghiaccio chiedendo informazioni sull’opera che avevo appena comprato, ma capii subito che non era uomo di grandi parole, non amava parlare e dilungarsi troppo in generale, figuriamoci commentare le sue opere e ascoltare i miei deliri da collezionista. In quei momenti mi venne alla mente una citazione di Carrieri che cadeva a fagiolo: metteva le orecchie in tasca. Dopo il silenzioso pranzo all’Arci Bellezza, interrotto soltanto dal continuo rumore dell’accendino che dava fuoco alle sue sigarette, me ne tornai a casa e durante il tragitto continuai a pensare al nostro incontro e a dove avevo già visto quello studio, avevo la sensazione di aver vissuto un de-jà vu e come per magia mi tornò alla mente un autoritratto del ‘77, Io seduto nella stanza, che vidi certamente riprodotto su qualche catalogo. Quel modo di ritrarsi senza autocelebrarsi con gli abiti da lavoro e le mani a penzoloni sopra le ginocchia, quel filo elettrico che correva silenzioso lungo il pavimento perfettamente riprodotto mattonella per mattonella e quell’inseparabile pacchetto di Marlboro buttato a terra circondato da mozziconi di sigarette consumate, non erano però la semplice rappresentazione del suo vivere quotidiano, ma un vero e proprio inno a ciò che non si vede, al lento logorio dell’uomo in una società dominata da angosce e frenesia. La prospettiva del pavimento altro non era che la rappresentazione di una via di fuga verso la libertà dell’individuo e il gioco di luci e ombre mi fece pensare alla vita e alla morte. Ecco chi era Ferroni, un genio, uno che parlava con la pittura. Un uomo che sente come e prima di tutti noi le emozioni che il contesto contemporaneo determina. Il vuoto non vuoto delle sue opere è così denso di significati che difficilmente si riesce a distogliere lo sguardo dalle sue tele, in attesa che qualcosa accada. Fu quel giorno che decisi che avrei inseguito le sue opere più significative anche in capo al mondo. E così fu."

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Artista: Gianfranco Ferroni Mostra tutte le opere (7)

Gianfranco Ferroni
Natura Morta,

Gianfranco Ferroni
Autoritratto seduto a terra, 1978-1980

Gianfranco Ferroni
Interno lettino disfatto, 1981-1982

Gianfranco Ferroni
Autoritratto , 1989

Gianfranco Ferroni
Ciotola nera, 1991

Movimento: Maestri contemporanei arte Italiana Mostra tutte le opere (15)

Gianfranco Ferroni
Autoritratto seduto a terra, 1978-1980

Gianfranco Ferroni
Interno lettino disfatto, 1981-1982

Gianfranco Ferroni
Autoritratto , 1989

Gianfranco Ferroni
Ciotola nera, 1991

Gianfranco Ferroni
Diagonale d'ombra, 1994

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (43)

Arnaldo Badodi
Il suicidio del pittore, 1937

Banksy
Bronze Rat, 2006

Michaël Borremans
The Resemblance, 2006

Roberto Cuoghi
Senza titolo , 2010

Tracey Emin
I'va got it all, 2000

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (192)

Francis Alÿs
BARRA DE SANTANDER GUANAJUATO, 1987 ca.

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Arnaldo Badodi
Ballerine, 1938

Opera

Gianfranco Ferroni, Autoritratto seduto a terra, 1978-1980, fotografia, 24 × 17 cm

BIografia

Gianfranco Ferroni

Gianfranco Ferroni nato a Livorno nel 1927 è morto a Bergamo nel 2001. “E' stato tra i primi artisti che agli inizi della mia collezione, mi ha insegnato a conoscere ed avere rispetto per la pittura, per il silenzio, per la luce e per il realismo. Un realismo diverso, originale, che non si limitava a riprodurre la figura, bensì a descriverne la sensibilità, l’umanità, ponendo l’uomo con i suoi bisogni, le sue gioie e le sue angosce al centro dell’arte. E sono ancora oggi, passati ormai vent’anni, che quelle stesse sensazioni mi guidano alla ricerca di opere di giovani artisti contemporanei. Il mio primo incontro con il Maestro avvenne nel suo studio di Via Balbo. Scesi in un sottoscala ed entrai in un luogo buio e davvero poco pulito. Avevo letto da qualche parte che questo era il suo tempio dove compiere riti. I miei occhi che velocemente osservarono la stanza ebbero un’impressione completamente diversa. A me sembrava un luogo tormentato. Una brandina in un angolo dove certamente aveva mangiato, fumato e dormito; un tappeto così intriso di polvere e scolorito da far impressione ai più e un pavimento che completava una stanza certamente più simile ad una cella di isolamento che ad un tempio. Mi accolse un uomo alto e magro che nei tratti mi ricordava un cinese. I capelli sembravano bagnati e stavano appiccicati al viso, gli abiti erano scuri e un po’ trasandati. Aveva un pacchetto di sigarette Marlboro stretto in quelle mani da pianista, impossibili da non notare: lunghe, affusolate e scheletriche. Appariva schivo, ma al tempo stesso molto deciso. Mi fece a malapena accomodare dicendomi che non aveva nulla da farmi vedere. Mi colpì il modo in cui si muoveva all’interno della stanza fumando in continuazione come se fosse in attesa di qualcosa. Cercai di sciogliere il ghiaccio chiedendo informazioni sull’opera che avevo appena comprato, ma capii subito che non era uomo di grandi parole, non amava parlare e dilungarsi troppo in generale, figuriamoci commentare le sue opere e ascoltare i miei deliri da collezionista. In quei momenti mi venne alla mente una citazione di Carrieri che cadeva a fagiolo: metteva le orecchie in tasca. Dopo il silenzioso pranzo all’Arci Bellezza, interrotto soltanto dal continuo rumore dell’accendino che dava fuoco alle sue sigarette, me ne tornai a casa e durante il tragitto continuai a pensare al nostro incontro e a dove avevo già visto quello studio, avevo la sensazione di aver vissuto un de-jà vu e come per magia mi tornò alla mente un autoritratto del ‘77, Io seduto nella stanza, che vidi certamente riprodotto su qualche catalogo. Quel modo di ritrarsi senza autocelebrarsi con gli abiti da lavoro e le mani a penzoloni sopra le ginocchia, quel filo elettrico che correva silenzioso lungo il pavimento perfettamente riprodotto mattonella per mattonella e quell’inseparabile pacchetto di Marlboro buttato a terra circondato da mozziconi di sigarette consumate, non erano però la semplice rappresentazione del suo vivere quotidiano, ma un vero e proprio inno a ciò che non si vede, al lento logorio dell’uomo in una società dominata da angosce e frenesia. La prospettiva del pavimento altro non era che la rappresentazione di una via di fuga verso la libertà dell’individuo e il gioco di luci e ombre mi fece pensare alla vita e alla morte. Ecco chi era Ferroni, un genio, uno che parlava con la pittura. Un uomo che sente come e prima di tutti noi le emozioni che il contesto contemporaneo determina. Il vuoto non vuoto delle sue opere è così denso di significati che difficilmente si riesce a distogliere lo sguardo dalle sue tele, in attesa che qualcosa accada. Fu quel giorno che decisi che avrei inseguito le sue opere più significative anche in capo al mondo. E così fu."

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Artista: Gianfranco Ferroni Mostra tutte le opere (7)

Gianfranco Ferroni
Natura Morta,

Gianfranco Ferroni
Io seduto nella stanza - in penombra, 1977

Gianfranco Ferroni
Interno lettino disfatto, 1981-1982

Gianfranco Ferroni
Autoritratto , 1989

Gianfranco Ferroni
Ciotola nera, 1991

Movimento: Maestri contemporanei arte Italiana Mostra tutte le opere (15)

Gianfranco Ferroni
Io seduto nella stanza - in penombra, 1977

Gianfranco Ferroni
Interno lettino disfatto, 1981-1982

Gianfranco Ferroni
Autoritratto , 1989

Gianfranco Ferroni
Ciotola nera, 1991

Gianfranco Ferroni
Diagonale d'ombra, 1994

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (43)

Arnaldo Badodi
Il suicidio del pittore, 1937

Banksy
Bronze Rat, 2006

Michaël Borremans
The Resemblance, 2006

Roberto Cuoghi
Senza titolo , 2010

Tracey Emin
I'va got it all, 2000

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (50)

Alterazioni Video
olbania, 2011

Nobuyoshi Araki
Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008

Nobuyoshi Araki
Tokyo Comedy , 1997/2008

Nobuyoshi Araki
Grand diary of photo mania, 1998-2008

Nobuyoshi Araki
Mithology, 2001-2008

Opera

Gianfranco Ferroni, Interno lettino disfatto, 1981-1982, olio su cartone, 38.8 × 38.6 cm

BIografia

Gianfranco Ferroni

Gianfranco Ferroni nato a Livorno nel 1927 è morto a Bergamo nel 2001. “E' stato tra i primi artisti che agli inizi della mia collezione, mi ha insegnato a conoscere ed avere rispetto per la pittura, per il silenzio, per la luce e per il realismo. Un realismo diverso, originale, che non si limitava a riprodurre la figura, bensì a descriverne la sensibilità, l’umanità, ponendo l’uomo con i suoi bisogni, le sue gioie e le sue angosce al centro dell’arte. E sono ancora oggi, passati ormai vent’anni, che quelle stesse sensazioni mi guidano alla ricerca di opere di giovani artisti contemporanei. Il mio primo incontro con il Maestro avvenne nel suo studio di Via Balbo. Scesi in un sottoscala ed entrai in un luogo buio e davvero poco pulito. Avevo letto da qualche parte che questo era il suo tempio dove compiere riti. I miei occhi che velocemente osservarono la stanza ebbero un’impressione completamente diversa. A me sembrava un luogo tormentato. Una brandina in un angolo dove certamente aveva mangiato, fumato e dormito; un tappeto così intriso di polvere e scolorito da far impressione ai più e un pavimento che completava una stanza certamente più simile ad una cella di isolamento che ad un tempio. Mi accolse un uomo alto e magro che nei tratti mi ricordava un cinese. I capelli sembravano bagnati e stavano appiccicati al viso, gli abiti erano scuri e un po’ trasandati. Aveva un pacchetto di sigarette Marlboro stretto in quelle mani da pianista, impossibili da non notare: lunghe, affusolate e scheletriche. Appariva schivo, ma al tempo stesso molto deciso. Mi fece a malapena accomodare dicendomi che non aveva nulla da farmi vedere. Mi colpì il modo in cui si muoveva all’interno della stanza fumando in continuazione come se fosse in attesa di qualcosa. Cercai di sciogliere il ghiaccio chiedendo informazioni sull’opera che avevo appena comprato, ma capii subito che non era uomo di grandi parole, non amava parlare e dilungarsi troppo in generale, figuriamoci commentare le sue opere e ascoltare i miei deliri da collezionista. In quei momenti mi venne alla mente una citazione di Carrieri che cadeva a fagiolo: metteva le orecchie in tasca. Dopo il silenzioso pranzo all’Arci Bellezza, interrotto soltanto dal continuo rumore dell’accendino che dava fuoco alle sue sigarette, me ne tornai a casa e durante il tragitto continuai a pensare al nostro incontro e a dove avevo già visto quello studio, avevo la sensazione di aver vissuto un de-jà vu e come per magia mi tornò alla mente un autoritratto del ‘77, Io seduto nella stanza, che vidi certamente riprodotto su qualche catalogo. Quel modo di ritrarsi senza autocelebrarsi con gli abiti da lavoro e le mani a penzoloni sopra le ginocchia, quel filo elettrico che correva silenzioso lungo il pavimento perfettamente riprodotto mattonella per mattonella e quell’inseparabile pacchetto di Marlboro buttato a terra circondato da mozziconi di sigarette consumate, non erano però la semplice rappresentazione del suo vivere quotidiano, ma un vero e proprio inno a ciò che non si vede, al lento logorio dell’uomo in una società dominata da angosce e frenesia. La prospettiva del pavimento altro non era che la rappresentazione di una via di fuga verso la libertà dell’individuo e il gioco di luci e ombre mi fece pensare alla vita e alla morte. Ecco chi era Ferroni, un genio, uno che parlava con la pittura. Un uomo che sente come e prima di tutti noi le emozioni che il contesto contemporaneo determina. Il vuoto non vuoto delle sue opere è così denso di significati che difficilmente si riesce a distogliere lo sguardo dalle sue tele, in attesa che qualcosa accada. Fu quel giorno che decisi che avrei inseguito le sue opere più significative anche in capo al mondo. E così fu."

Opere Correlate

Artista: Gianfranco Ferroni Mostra tutte le opere (7)

Gianfranco Ferroni
Natura Morta,

Gianfranco Ferroni
Io seduto nella stanza - in penombra, 1977

Gianfranco Ferroni
Autoritratto seduto a terra, 1978-1980

Gianfranco Ferroni
Autoritratto , 1989

Gianfranco Ferroni
Ciotola nera, 1991

Movimento: Maestri contemporanei arte Italiana Mostra tutte le opere (15)

Gianfranco Ferroni
Io seduto nella stanza - in penombra, 1977

Gianfranco Ferroni
Autoritratto seduto a terra, 1978-1980

Gianfranco Ferroni
Autoritratto , 1989

Gianfranco Ferroni
Ciotola nera, 1991

Gianfranco Ferroni
Diagonale d'ombra, 1994

Tema: Natura Morta Mostra tutte le opere (34)

Arnaldo Badodi
L'armadio, 1938

Arnaldo Badodi
Soprabito sul divano, 1941

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Loris Cecchini
Stage of Evidence, 2001

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (192)

Francis Alÿs
BARRA DE SANTANDER GUANAJUATO, 1987 ca.

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Arnaldo Badodi
Ballerine, 1938

Opera

Gianfranco Ferroni, Lettino sfatto in un interno, 1985, matita, acquarello e tempera bianca, 23 × 23.7 cm

BIografia

Gianfranco Ferroni

Gianfranco Ferroni nato a Livorno nel 1927 è morto a Bergamo nel 2001. “E' stato tra i primi artisti che agli inizi della mia collezione, mi ha insegnato a conoscere ed avere rispetto per la pittura, per il silenzio, per la luce e per il realismo. Un realismo diverso, originale, che non si limitava a riprodurre la figura, bensì a descriverne la sensibilità, l’umanità, ponendo l’uomo con i suoi bisogni, le sue gioie e le sue angosce al centro dell’arte. E sono ancora oggi, passati ormai vent’anni, che quelle stesse sensazioni mi guidano alla ricerca di opere di giovani artisti contemporanei. Il mio primo incontro con il Maestro avvenne nel suo studio di Via Balbo. Scesi in un sottoscala ed entrai in un luogo buio e davvero poco pulito. Avevo letto da qualche parte che questo era il suo tempio dove compiere riti. I miei occhi che velocemente osservarono la stanza ebbero un’impressione completamente diversa. A me sembrava un luogo tormentato. Una brandina in un angolo dove certamente aveva mangiato, fumato e dormito; un tappeto così intriso di polvere e scolorito da far impressione ai più e un pavimento che completava una stanza certamente più simile ad una cella di isolamento che ad un tempio. Mi accolse un uomo alto e magro che nei tratti mi ricordava un cinese. I capelli sembravano bagnati e stavano appiccicati al viso, gli abiti erano scuri e un po’ trasandati. Aveva un pacchetto di sigarette Marlboro stretto in quelle mani da pianista, impossibili da non notare: lunghe, affusolate e scheletriche. Appariva schivo, ma al tempo stesso molto deciso. Mi fece a malapena accomodare dicendomi che non aveva nulla da farmi vedere. Mi colpì il modo in cui si muoveva all’interno della stanza fumando in continuazione come se fosse in attesa di qualcosa. Cercai di sciogliere il ghiaccio chiedendo informazioni sull’opera che avevo appena comprato, ma capii subito che non era uomo di grandi parole, non amava parlare e dilungarsi troppo in generale, figuriamoci commentare le sue opere e ascoltare i miei deliri da collezionista. In quei momenti mi venne alla mente una citazione di Carrieri che cadeva a fagiolo: metteva le orecchie in tasca. Dopo il silenzioso pranzo all’Arci Bellezza, interrotto soltanto dal continuo rumore dell’accendino che dava fuoco alle sue sigarette, me ne tornai a casa e durante il tragitto continuai a pensare al nostro incontro e a dove avevo già visto quello studio, avevo la sensazione di aver vissuto un de-jà vu e come per magia mi tornò alla mente un autoritratto del ‘77, Io seduto nella stanza, che vidi certamente riprodotto su qualche catalogo. Quel modo di ritrarsi senza autocelebrarsi con gli abiti da lavoro e le mani a penzoloni sopra le ginocchia, quel filo elettrico che correva silenzioso lungo il pavimento perfettamente riprodotto mattonella per mattonella e quell’inseparabile pacchetto di Marlboro buttato a terra circondato da mozziconi di sigarette consumate, non erano però la semplice rappresentazione del suo vivere quotidiano, ma un vero e proprio inno a ciò che non si vede, al lento logorio dell’uomo in una società dominata da angosce e frenesia. La prospettiva del pavimento altro non era che la rappresentazione di una via di fuga verso la libertà dell’individuo e il gioco di luci e ombre mi fece pensare alla vita e alla morte. Ecco chi era Ferroni, un genio, uno che parlava con la pittura. Un uomo che sente come e prima di tutti noi le emozioni che il contesto contemporaneo determina. Il vuoto non vuoto delle sue opere è così denso di significati che difficilmente si riesce a distogliere lo sguardo dalle sue tele, in attesa che qualcosa accada. Fu quel giorno che decisi che avrei inseguito le sue opere più significative anche in capo al mondo. E così fu."

Opere Correlate

Artista: Gianfranco Ferroni Mostra tutte le opere (7)

Gianfranco Ferroni
Natura Morta,

Gianfranco Ferroni
Io seduto nella stanza - in penombra, 1977

Gianfranco Ferroni
Autoritratto seduto a terra, 1978-1980

Gianfranco Ferroni
Interno lettino disfatto, 1981-1982

Gianfranco Ferroni
Autoritratto , 1989

Anno: 1985

Piero Guccione
Senso, 1985

Movimento: Maestri contemporanei arte Italiana Mostra tutte le opere (15)

Gianfranco Ferroni
Io seduto nella stanza - in penombra, 1977

Gianfranco Ferroni
Autoritratto seduto a terra, 1978-1980

Gianfranco Ferroni
Interno lettino disfatto, 1981-1982

Gianfranco Ferroni
Autoritratto , 1989

Gianfranco Ferroni
Ciotola nera, 1991

Tema: Natura Morta Mostra tutte le opere (34)

Arnaldo Badodi
L'armadio, 1938

Arnaldo Badodi
Soprabito sul divano, 1941

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Loris Cecchini
Stage of Evidence, 2001

Tecnica: Pittura Disegno Acquarelli Mostra tutte le opere (291)

Francis Alÿs
BARRA DE SANTANDER GUANAJUATO, 1987 ca.

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Charles Avery
Untitled (Feeding the Gulls), 2007

Opera

Gianfranco Ferroni, Autoritratto, 1989, tecnica mista su cartoncino, 49.5 × 33.5 cm

BIografia

Gianfranco Ferroni

Gianfranco Ferroni nato a Livorno nel 1927 è morto a Bergamo nel 2001. “E' stato tra i primi artisti che agli inizi della mia collezione, mi ha insegnato a conoscere ed avere rispetto per la pittura, per il silenzio, per la luce e per il realismo. Un realismo diverso, originale, che non si limitava a riprodurre la figura, bensì a descriverne la sensibilità, l’umanità, ponendo l’uomo con i suoi bisogni, le sue gioie e le sue angosce al centro dell’arte. E sono ancora oggi, passati ormai vent’anni, che quelle stesse sensazioni mi guidano alla ricerca di opere di giovani artisti contemporanei. Il mio primo incontro con il Maestro avvenne nel suo studio di Via Balbo. Scesi in un sottoscala ed entrai in un luogo buio e davvero poco pulito. Avevo letto da qualche parte che questo era il suo tempio dove compiere riti. I miei occhi che velocemente osservarono la stanza ebbero un’impressione completamente diversa. A me sembrava un luogo tormentato. Una brandina in un angolo dove certamente aveva mangiato, fumato e dormito; un tappeto così intriso di polvere e scolorito da far impressione ai più e un pavimento che completava una stanza certamente più simile ad una cella di isolamento che ad un tempio. Mi accolse un uomo alto e magro che nei tratti mi ricordava un cinese. I capelli sembravano bagnati e stavano appiccicati al viso, gli abiti erano scuri e un po’ trasandati. Aveva un pacchetto di sigarette Marlboro stretto in quelle mani da pianista, impossibili da non notare: lunghe, affusolate e scheletriche. Appariva schivo, ma al tempo stesso molto deciso. Mi fece a malapena accomodare dicendomi che non aveva nulla da farmi vedere. Mi colpì il modo in cui si muoveva all’interno della stanza fumando in continuazione come se fosse in attesa di qualcosa. Cercai di sciogliere il ghiaccio chiedendo informazioni sull’opera che avevo appena comprato, ma capii subito che non era uomo di grandi parole, non amava parlare e dilungarsi troppo in generale, figuriamoci commentare le sue opere e ascoltare i miei deliri da collezionista. In quei momenti mi venne alla mente una citazione di Carrieri che cadeva a fagiolo: metteva le orecchie in tasca. Dopo il silenzioso pranzo all’Arci Bellezza, interrotto soltanto dal continuo rumore dell’accendino che dava fuoco alle sue sigarette, me ne tornai a casa e durante il tragitto continuai a pensare al nostro incontro e a dove avevo già visto quello studio, avevo la sensazione di aver vissuto un de-jà vu e come per magia mi tornò alla mente un autoritratto del ‘77, Io seduto nella stanza, che vidi certamente riprodotto su qualche catalogo. Quel modo di ritrarsi senza autocelebrarsi con gli abiti da lavoro e le mani a penzoloni sopra le ginocchia, quel filo elettrico che correva silenzioso lungo il pavimento perfettamente riprodotto mattonella per mattonella e quell’inseparabile pacchetto di Marlboro buttato a terra circondato da mozziconi di sigarette consumate, non erano però la semplice rappresentazione del suo vivere quotidiano, ma un vero e proprio inno a ciò che non si vede, al lento logorio dell’uomo in una società dominata da angosce e frenesia. La prospettiva del pavimento altro non era che la rappresentazione di una via di fuga verso la libertà dell’individuo e il gioco di luci e ombre mi fece pensare alla vita e alla morte. Ecco chi era Ferroni, un genio, uno che parlava con la pittura. Un uomo che sente come e prima di tutti noi le emozioni che il contesto contemporaneo determina. Il vuoto non vuoto delle sue opere è così denso di significati che difficilmente si riesce a distogliere lo sguardo dalle sue tele, in attesa che qualcosa accada. Fu quel giorno che decisi che avrei inseguito le sue opere più significative anche in capo al mondo. E così fu."

Opere Correlate

Artista: Gianfranco Ferroni Mostra tutte le opere (7)

Gianfranco Ferroni
Natura Morta,

Gianfranco Ferroni
Io seduto nella stanza - in penombra, 1977

Gianfranco Ferroni
Autoritratto seduto a terra, 1978-1980

Gianfranco Ferroni
Interno lettino disfatto, 1981-1982

Gianfranco Ferroni
Ciotola nera, 1991

Anno: 1989

Piero Guccione
Albero del siparietto, 1989

Movimento: Maestri contemporanei arte Italiana Mostra tutte le opere (15)

Gianfranco Ferroni
Io seduto nella stanza - in penombra, 1977

Gianfranco Ferroni
Autoritratto seduto a terra, 1978-1980

Gianfranco Ferroni
Interno lettino disfatto, 1981-1982

Gianfranco Ferroni
Ciotola nera, 1991

Gianfranco Ferroni
Diagonale d'ombra, 1994

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (43)

Arnaldo Badodi
Il suicidio del pittore, 1937

Banksy
Bronze Rat, 2006

Michaël Borremans
The Resemblance, 2006

Roberto Cuoghi
Senza titolo , 2010

Tracey Emin
I'va got it all, 2000

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (192)

Francis Alÿs
BARRA DE SANTANDER GUANAJUATO, 1987 ca.

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Arnaldo Badodi
Ballerine, 1938

Opera

Gianfranco Ferroni, Ciotola nera, 1991, tecnica mista su cartone, 33.4 × 36.5 cm

BIografia

Gianfranco Ferroni

Gianfranco Ferroni nato a Livorno nel 1927 è morto a Bergamo nel 2001. “E' stato tra i primi artisti che agli inizi della mia collezione, mi ha insegnato a conoscere ed avere rispetto per la pittura, per il silenzio, per la luce e per il realismo. Un realismo diverso, originale, che non si limitava a riprodurre la figura, bensì a descriverne la sensibilità, l’umanità, ponendo l’uomo con i suoi bisogni, le sue gioie e le sue angosce al centro dell’arte. E sono ancora oggi, passati ormai vent’anni, che quelle stesse sensazioni mi guidano alla ricerca di opere di giovani artisti contemporanei. Il mio primo incontro con il Maestro avvenne nel suo studio di Via Balbo. Scesi in un sottoscala ed entrai in un luogo buio e davvero poco pulito. Avevo letto da qualche parte che questo era il suo tempio dove compiere riti. I miei occhi che velocemente osservarono la stanza ebbero un’impressione completamente diversa. A me sembrava un luogo tormentato. Una brandina in un angolo dove certamente aveva mangiato, fumato e dormito; un tappeto così intriso di polvere e scolorito da far impressione ai più e un pavimento che completava una stanza certamente più simile ad una cella di isolamento che ad un tempio. Mi accolse un uomo alto e magro che nei tratti mi ricordava un cinese. I capelli sembravano bagnati e stavano appiccicati al viso, gli abiti erano scuri e un po’ trasandati. Aveva un pacchetto di sigarette Marlboro stretto in quelle mani da pianista, impossibili da non notare: lunghe, affusolate e scheletriche. Appariva schivo, ma al tempo stesso molto deciso. Mi fece a malapena accomodare dicendomi che non aveva nulla da farmi vedere. Mi colpì il modo in cui si muoveva all’interno della stanza fumando in continuazione come se fosse in attesa di qualcosa. Cercai di sciogliere il ghiaccio chiedendo informazioni sull’opera che avevo appena comprato, ma capii subito che non era uomo di grandi parole, non amava parlare e dilungarsi troppo in generale, figuriamoci commentare le sue opere e ascoltare i miei deliri da collezionista. In quei momenti mi venne alla mente una citazione di Carrieri che cadeva a fagiolo: metteva le orecchie in tasca. Dopo il silenzioso pranzo all’Arci Bellezza, interrotto soltanto dal continuo rumore dell’accendino che dava fuoco alle sue sigarette, me ne tornai a casa e durante il tragitto continuai a pensare al nostro incontro e a dove avevo già visto quello studio, avevo la sensazione di aver vissuto un de-jà vu e come per magia mi tornò alla mente un autoritratto del ‘77, Io seduto nella stanza, che vidi certamente riprodotto su qualche catalogo. Quel modo di ritrarsi senza autocelebrarsi con gli abiti da lavoro e le mani a penzoloni sopra le ginocchia, quel filo elettrico che correva silenzioso lungo il pavimento perfettamente riprodotto mattonella per mattonella e quell’inseparabile pacchetto di Marlboro buttato a terra circondato da mozziconi di sigarette consumate, non erano però la semplice rappresentazione del suo vivere quotidiano, ma un vero e proprio inno a ciò che non si vede, al lento logorio dell’uomo in una società dominata da angosce e frenesia. La prospettiva del pavimento altro non era che la rappresentazione di una via di fuga verso la libertà dell’individuo e il gioco di luci e ombre mi fece pensare alla vita e alla morte. Ecco chi era Ferroni, un genio, uno che parlava con la pittura. Un uomo che sente come e prima di tutti noi le emozioni che il contesto contemporaneo determina. Il vuoto non vuoto delle sue opere è così denso di significati che difficilmente si riesce a distogliere lo sguardo dalle sue tele, in attesa che qualcosa accada. Fu quel giorno che decisi che avrei inseguito le sue opere più significative anche in capo al mondo. E così fu."

Opere Correlate

Artista: Gianfranco Ferroni Mostra tutte le opere (7)

Gianfranco Ferroni
Natura Morta,

Gianfranco Ferroni
Io seduto nella stanza - in penombra, 1977

Gianfranco Ferroni
Autoritratto seduto a terra, 1978-1980

Gianfranco Ferroni
Interno lettino disfatto, 1981-1982

Gianfranco Ferroni
Autoritratto , 1989

Movimento: Maestri contemporanei arte Italiana Mostra tutte le opere (15)

Gianfranco Ferroni
Io seduto nella stanza - in penombra, 1977

Gianfranco Ferroni
Autoritratto seduto a terra, 1978-1980

Gianfranco Ferroni
Interno lettino disfatto, 1981-1982

Gianfranco Ferroni
Autoritratto , 1989

Gianfranco Ferroni
Diagonale d'ombra, 1994

Tema: Natura Morta Mostra tutte le opere (34)

Arnaldo Badodi
L'armadio, 1938

Arnaldo Badodi
Soprabito sul divano, 1941

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Loris Cecchini
Stage of Evidence, 2001

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (192)

Francis Alÿs
BARRA DE SANTANDER GUANAJUATO, 1987 ca.

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Arnaldo Badodi
Ballerine, 1938

Opera

Gianfranco Ferroni, Diagonale d'ombra, 1994, tecnica mista su carta incollata, 45 × 49.7 cm

BIografia

Gianfranco Ferroni

Gianfranco Ferroni nato a Livorno nel 1927 è morto a Bergamo nel 2001. “E' stato tra i primi artisti che agli inizi della mia collezione, mi ha insegnato a conoscere ed avere rispetto per la pittura, per il silenzio, per la luce e per il realismo. Un realismo diverso, originale, che non si limitava a riprodurre la figura, bensì a descriverne la sensibilità, l’umanità, ponendo l’uomo con i suoi bisogni, le sue gioie e le sue angosce al centro dell’arte. E sono ancora oggi, passati ormai vent’anni, che quelle stesse sensazioni mi guidano alla ricerca di opere di giovani artisti contemporanei. Il mio primo incontro con il Maestro avvenne nel suo studio di Via Balbo. Scesi in un sottoscala ed entrai in un luogo buio e davvero poco pulito. Avevo letto da qualche parte che questo era il suo tempio dove compiere riti. I miei occhi che velocemente osservarono la stanza ebbero un’impressione completamente diversa. A me sembrava un luogo tormentato. Una brandina in un angolo dove certamente aveva mangiato, fumato e dormito; un tappeto così intriso di polvere e scolorito da far impressione ai più e un pavimento che completava una stanza certamente più simile ad una cella di isolamento che ad un tempio. Mi accolse un uomo alto e magro che nei tratti mi ricordava un cinese. I capelli sembravano bagnati e stavano appiccicati al viso, gli abiti erano scuri e un po’ trasandati. Aveva un pacchetto di sigarette Marlboro stretto in quelle mani da pianista, impossibili da non notare: lunghe, affusolate e scheletriche. Appariva schivo, ma al tempo stesso molto deciso. Mi fece a malapena accomodare dicendomi che non aveva nulla da farmi vedere. Mi colpì il modo in cui si muoveva all’interno della stanza fumando in continuazione come se fosse in attesa di qualcosa. Cercai di sciogliere il ghiaccio chiedendo informazioni sull’opera che avevo appena comprato, ma capii subito che non era uomo di grandi parole, non amava parlare e dilungarsi troppo in generale, figuriamoci commentare le sue opere e ascoltare i miei deliri da collezionista. In quei momenti mi venne alla mente una citazione di Carrieri che cadeva a fagiolo: metteva le orecchie in tasca. Dopo il silenzioso pranzo all’Arci Bellezza, interrotto soltanto dal continuo rumore dell’accendino che dava fuoco alle sue sigarette, me ne tornai a casa e durante il tragitto continuai a pensare al nostro incontro e a dove avevo già visto quello studio, avevo la sensazione di aver vissuto un de-jà vu e come per magia mi tornò alla mente un autoritratto del ‘77, Io seduto nella stanza, che vidi certamente riprodotto su qualche catalogo. Quel modo di ritrarsi senza autocelebrarsi con gli abiti da lavoro e le mani a penzoloni sopra le ginocchia, quel filo elettrico che correva silenzioso lungo il pavimento perfettamente riprodotto mattonella per mattonella e quell’inseparabile pacchetto di Marlboro buttato a terra circondato da mozziconi di sigarette consumate, non erano però la semplice rappresentazione del suo vivere quotidiano, ma un vero e proprio inno a ciò che non si vede, al lento logorio dell’uomo in una società dominata da angosce e frenesia. La prospettiva del pavimento altro non era che la rappresentazione di una via di fuga verso la libertà dell’individuo e il gioco di luci e ombre mi fece pensare alla vita e alla morte. Ecco chi era Ferroni, un genio, uno che parlava con la pittura. Un uomo che sente come e prima di tutti noi le emozioni che il contesto contemporaneo determina. Il vuoto non vuoto delle sue opere è così denso di significati che difficilmente si riesce a distogliere lo sguardo dalle sue tele, in attesa che qualcosa accada. Fu quel giorno che decisi che avrei inseguito le sue opere più significative anche in capo al mondo. E così fu."

Opere Correlate

Artista: Gianfranco Ferroni Mostra tutte le opere (7)

Gianfranco Ferroni
Natura Morta,

Gianfranco Ferroni
Io seduto nella stanza - in penombra, 1977

Gianfranco Ferroni
Autoritratto seduto a terra, 1978-1980

Gianfranco Ferroni
Interno lettino disfatto, 1981-1982

Gianfranco Ferroni
Autoritratto , 1989

Anno: 1994

Elizabeth Peyton
Fred Huges in Paris, 1994

Kara Walker
Miss Matilda's Practice Cock, 1994

Movimento: Maestri contemporanei arte Italiana Mostra tutte le opere (15)

Gianfranco Ferroni
Io seduto nella stanza - in penombra, 1977

Gianfranco Ferroni
Autoritratto seduto a terra, 1978-1980

Gianfranco Ferroni
Interno lettino disfatto, 1981-1982

Gianfranco Ferroni
Autoritratto , 1989

Gianfranco Ferroni
Ciotola nera, 1991

Tema: Natura Morta Mostra tutte le opere (34)

Arnaldo Badodi
L'armadio, 1938

Arnaldo Badodi
Soprabito sul divano, 1941

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Pierpaolo Campanini
Senza titolo, 2013

Loris Cecchini
Stage of Evidence, 2001

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (192)

Francis Alÿs
BARRA DE SANTANDER GUANAJUATO, 1987 ca.

Francis Alÿs
Eine Kleine Nacht Musiek, 1993

Francis Alÿs
Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995

Francis Alÿs
Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003

Arnaldo Badodi
Ballerine, 1938