Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Lucio Fontana, Nudo in piedi, 1939, scultura - gesso dipinto e cera, 58 × 17 × 18.5 cm

BIografia

Lucio Fontana

Lucio Fontana nasce a Rosario di Santa Fé, in Argentina, il 19 febbraio 1899 da genitori di origine italiana. Recatosi in Italia (precisamente a Castiglione Olona, in provincia di Varese ) per gli studi, inizia la pratica artistica nel laboratorio del padre scultore, anch’egli rientrato in patria.

Fontana interrompe la scuola nel 1916 a causa del coinvolgimento dell’Italia nel conflitto: si arruola nell’esercito come volontario, esperienza durante la quale viene ferito sul Carso. Una volta rientrato, riprende gli studi e consegue il diploma di perito edile.

Nel 1921 torna nel paese di nascita dove porta avanti la tradizione artistica familiare nell’atelier del padre “Fontana y Scarabelli”, dedicandosi alla scultura, in particolare alla produzione cimiteriale. Dopo qualche anno, nel 1924 l’artista decide di mettersi in proprio fondando il suo studio di scultura: la sua attività è costellata dai primi successi, come la vittoria di diversi concorsi pubblici e l’ottenimento delle prime commissioni importanti.

Verso la metà del 1927 torna a Milano, dove si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Brera per seguire i corsi di Adolfo Wildt e la Scuola del marmo: si diploma nel 1929 presentando come lavoro finale la scultura El auriga. Inizialmente l’influenza del Maestro è molto evidente, ma già nel 1930, con l’opera Uomo nero, si avverte una sorta di rottura con i suoi insegnamenti. Il 1930 è per Fontana un anno colmo di avvenimenti significativi: partecipa alla XVII Biennale di Venezia presentando le sculture Eva (1928) e Vittoria fascista (1929), e tiene la sua prima personale alla Galleria del Milione, a Milano, voluta e organizzata da Edoardo Persico.

Con Uomo nero inizia il tema delle figure umane realizzate come sagome geometrizzanti,motivo ripetuto in una vasta serie di disegni e di tavolette graffite. Nel 1934 Fontana realizza una serie di sculture astratte e geometrizzanti in gesso sorrette da esili fusti in fil di ferro: esse costituiscono una tappa fondamentale nella sua produzione artistica.

Portando avanti la sua sperimentazione artistica, dal 1935 al 1939, si stabilisce ad Albisola presso il laboratorio dell’amico Giuseppe Mazzotti, dove si impegna nella produzione in ceramica. Nel 1940 le sperimentazioni formali continuano con la realizzazione di diverse sculture a tuttotondo in mosaico colorato e con l'inaugurazione della sua prima opera di vocazione ambientale: il fregio Volo di Vittorie sul soffitto del Sacrario dei martiri fascisti, in piazza san Sepolcro a Milano. Nello stesso anno decide di tornare nella terra natia: si imbarca per l'Argentina su suggerimento del padre in modo da partecipare al nuovo concorso per il Monumento Nacional a la Bandera.

Re-insediato in Argentina, la sua attività di scultore conosce un momento molto positivo, visto che partecipa a numerose esposizioni. Inoltre, diventa professore di "modellato" presso diverse scuole tra Santa Fè e Buenos Aires. Nel 1946, con Jorge Rornero Brest e Jorge Larco, organizza a Buenos Aires "Altamira, Escuela libre de artes plàsticas", che diviene un importante centro di diffusione culturale. In un contesto molto innovativo, creatosi grazie alla presenza di giovani artisti e intellettuali, nasce in novembre il Manifiesto Blanco, pubblicato in forma di volantino: testo destinato a operare una svolta decisiva verso l’arte contemporanea come la conosciamo oggi.

Ancora nel 1946, in un gruppo di disegni dell'artista compare per la prima volta il termine "Concetto Spaziale", espressione che accompagnerà gran parte della sua successiva produzione artistica. Nel marzo 1947 Fontana parte per l'Italia, in direzione Albisola, dove prosegue la sua attività di ceramista, attirando l'attenzione della critica. A Milano entra nel frattempo in rapporto con un gruppo di giovani artisti con cui sviluppa un dibattito molto fecondo, da cui nasce in dicembre il primo Manifesto dello Spazialismo, firmato, oltre che da Fontana, dal critico Giorgio Kaisserlian, dal filosofo Beniamino Joppolo e dalla scrittrice Milena Milani.

Nel 1948, la seconda stesura del Manifesto ribadisce l'esigenza di andare oltre l'arte del passato, facendo "uscire il quadro dalla sua cornice e la scultura dalla sua campana di vetro", e di produrre nuove forme d'arte utilizzando i mezzi innovativi messi a disposizione dalla tecnica.

Il 1949 è un anno estremamente significativo per l’artista in quanto realizza alla galleria del Naviglio un'opera emblematica: l'Ambiente spaziale a luce nera, in cui una serie di elementi fosforescenti e fluttuanti sono appesi al soffitto dello spazio espositivo completamente nero. Nello stesso anno, approfondisce la ricerca spaziale con il ciclo "Buchi", opere pittoriche in cui l’intervento cromatico convive con veri e propri "vortici" di fori eseguiti con un punteruolo.

Dall'inizio degli anni Sessanta, Fontana si concentra con particolare impegno sulla serie degli "Olii", opere su tela in cui la materia pittorica, disposta su strati molto spessi, è attraversata da buchi o lacerazioni. Alla sua inarrestabile vena inventiva corrispondono le molteplici mostre a lui dedicate: a Milano, Venezia, Tokyo, Londra, Bruxelles. Per quanto riguarda i riferimenti iconografici, molto importante è la serie delle "Fine di Dio" (1963-1964): tele di forma ovale, monocrome o talvolta cosparse di lustrini, attraversate da buchi e lacerazioni.

La carriera di Fontana è coronata da una serie di riconoscimenti internazionali: è protagonista di alcune esposizioni personali al Walker Art Center di Minneapolis, alla Marlborough Gallery di New York e alla Galerie Alexander Iolas di Parigi. Rilevante, inoltre, è la sala che gli viene dedicata alla XXXIII edizione della Biennale di Venezia, dove collabora con l'Architetto Carlo Scarpa creando uno dei suo ambienti spaziali: opera straordinaria che vince il premio della Biennale. Il 1967 continua nel segno del monocromo e della lacerazione con la serie delle "Ellissi”. All'inizio del 1968 l’artista abbandona il suo studio di Corso Monforte e si trasferisce a Comabbio (VA). Morirà a Varese il 7 settembre dello stesso anno.

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