Collezione Giuseppe Iannaccone

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LYENETTE YADOM-BOAKYE DA FM CENTRO PER L’ARTE CONTEMPORANEA DI MILANO DAL 31 MARZO AL 3 GIUGNO

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Il Cacciatore Bianco / The White Hunter
Memorie e rappresentazioni africane
A cura di Marco Scotini
FM CENTRO PER L’ARTE CONTEMPORANEA – VIA G. B. PIRANESI, 10 MILANO

La mostra, che inaugura in occasione di miart e della Milano Art Week, mette in dialogo opere di arte contemporanea con un nucleo di opere di arte antica tradizionale. Anche in Italia, l’arte africana viene posta al centro dell’attenzione sulla scia dello straordinario interesse culturale e di mercato che sta riscuotendo a livello internazionale.

Inaugurazione: giovedì- 30 marzo 2017, ore 20.00 – 23.30

venerdì – 31 marzo: 14.00 – 21.00 – sabato 1 e domenica 2 aprile  11 – 19.30

Successivamente la mostra sarà  aperta dal mercoledì- al sabato (fino al 3 giugno), dalle 14.00 alle 19.30

FM Centro per l’Arte Contemporanea è lieto di presentare il terzo appuntamento del suo programma espositivo in occasione della prossima edizione di miart durante la Milano Art Week: Il Cacciatore Bianco/The White Hunter. Memorie e rappresentazioni africane. La nuova e ampia rassegna curata da Marco Scotini prosegue – dopo il successo delle precedenti L’Inarchiviabile, dedicata agli anni Settanta in Italia e Modernità  non allineata, sullo spazio culturale jugoslavo durante la guerra fredda – un’indagine sulla decentralizzazione del modello egemonico e indiscusso della modernità  artistica occidentale nell’attuale prospettiva geopolitica.

 

Il Cacciatore Bianco/The White Hunter non è tanto una mostra sull’arte africana quanto sulla costruzione che l’Occidente ne ha fatto. Come scrive Marco Scotini, curatore della mostra e direttore artistico di FM Centro per l’Arte Contemporanea: La ricognizione parte da una critica radicale del nostro sguardo sull’Africa. Siamo sicuri che quello che ha visto il cacciatore bianco, all’inizio del secolo scorso, non continui ad essere ancora l’oggetto dal nostro sguardo? Ciò che dovrebbe risuonare per tutta la mostra come lo sguardo (quello del cacciatore) sia risultato un fattore fondamentale nella costruzione di un’alterità sottomessa. Si tratta di indagare allo stesso tempo le possibilità  inassimilabili rimaste fuori.