Collezione Giuseppe Iannaccone

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MERCOLEDI’ 15 NOVEMBRE ALLA FONDAZIONE STELLINE INAUGURA “LE NUOVE FRONTIERE DELLA PITTURA” A CURA DI DEMETRIO PAPARONI

Oltre 30 opere per oltre 30 artisti da 17 paesi: questi i numeri dell’importante mostra, a cura di Demetrio Paparoni, che si terrà alla Fondazione Stelline dal 16 novembre al 25 febbraio 2018. 

Una grande esposizione internazionale:  la prima in Italia interamente incentrata sulle nuove tendenze della pittura figurativa contemporanea. 

Alla Fondazione Stelline prosegue la stagione autunnale con un omaggio all’arte figurativa, confermandosi come uno dei punti di riferimento in Città per la valorizzazione dell’arte contemporanea. Dal 16 novembre 2017 al 25 febbraio 2018 si terrà Le Nuove Frontiere della Pittura, una mostra importante che la Fondazione ha prodotto e realizzato a cura di Demetrio Paparoni, uno dei più riconosciuti critici e curatori italiani.

Le Nuove Frontiere della Pittura presenta al pubblico italiano opere di Francis Alÿs, Michaël Borremans, Kevin Cosgrove, Jules de Balincourt, Lars Elling, Inka Essenhigh, Laurent Grasso, Li Songsong, Liu Xiaodong, Victor Man, Margherita Manzelli, Rafael Megall, Justin Mortimer, Paulina Olowska, Alessandro Pessoli, Daniel Pitín, Pietro Roccasalva, Nicola Samorì, Wilhelm Sasnal, Markus Schinwald, David Schnell, Dana Schutz, Vibeke Slyngstad, Anj Smith, Nguyê˜n Thái Tuâ´n, Natee Utarit, Ronald Ventura, Nicola Verlato, Sophie von Hellermann, Ruprecht von Kaufmann, Wang Guangyi, Matthias Weischer, Yue Minjun, Zhang Huan.

 


Giovanni Iudice – Il rumore del mare – Firenze, 20 giugno 2017 – Palazzo Medici-Riccardi – 6 p.m.

La Milanesiana, giunta al suo diciottesimo anno di età  – durerà 22 giorni, con 55 eventi e 140 ospiti –  si conferma una finestra aperta sul mondo della letteratura, della musica, del cinema, della filosofia, del teatro, dell’arte figurativa, della scienza, dell’economia. L’arte della Milanesiana si snoda in questa edizione lungo diverse mostre tra cui quella a Firenze a cura di Giuseppe Iannaccone sull’artista Giovanni Iudice. La mostra fortemente voluta dall’ideatrice della Milanesiana, Elisabetta Sgarbi – affermata editrice e cineasta –  racconterà, attraverso numerose opere,  i clandestini nel mare di Sicilia di cui Giovanni Iudice ha saputo per primo coglierne i drammi attraverso una pittura umanamente reale.

 

GIOVANNI IUDICE

IL RUMORE DEL MARE

a cura di Giuseppe Iannaccone

 

Intervengono

Giovanni Iudice, Giuseppe Iannaccone, Vittorio Sgarbi, Pietro Bartolo, Gianpaolo Donzelli, Crocifisso Dentello

la mostra sarà aperta al pubblico fino al 12 luglio 2017

 

La mostra è un progetto dello scenografo Luca Volpatti,  Fondazione Meyer, Icaro Ecology e CiaccioArte.

per maggiori informazioni visita il sito: http://www.lamilanesiana.eu

LA MILANESIANA 2017_programma

LA MILANESIANA 2017_comunicato stampa

Invito La Milanesiana – Firenze 20 giugno

Collezione da Tiffany ha parlato di noi


Catalog for the Exhibition: ITALIA 1920 – 1945 Da de Pisis a Guttuso Da Sassu a Vedova La Collezione Giuseppe Iannaccone

Download here the Catalog for the exhibition (only italian version):

ITALIA 1920 – 1945

Da de Pisis a Guttuso Da Sassu a Vedova

La Collezione Giuseppe Iannaccone

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Collezione Giuseppe Iannaccone. Italia 1920-1945. A new figuration and narrative of the self

La Triennale di Milano and Giuseppe Iannaccone
are pleased to announce

ITALY 1920-1945

A NEW FIGURATION AND NARRATIVE OF THE SELF

Curated by Alberto Salvadori and Rischa Paterlini

Promoted by Fondazione Triennale di Milano and Giuseppe Iannaccone
Triennale Artistic Director of Visual Arts Edoardo Bonaspetti

La Triennale di Milano

1 February – 19 March 2017

The Triennale di Milano and Giuseppe Iannaccone are pleased to announce Italy 1920 to 1945. A new figuration and narrative of the self, an exhibition curated by Alberto Salvadori and Rischa Paterlini – curator of Collezione Giuseppe Iannaccone. The exhibition is promoted by Milan Triennale Foundation and Giuseppe Iannaccone, and is part of the Visual Arts program of the Trienniale, directed by Edoardo Bonaspetti.

The exhibition, open to the public from 1 February until 19 March 2017 will unveil, for the first time, a selection of 96 works dating between 1920 and 1945 from the Giuseppe Iannaccone private collection. These chosen works were acquired and personally selected by the collector.


Special opening of the collection

Apertura straordinaria
Solo su prenotazione, fino a esaurimento posti
Informazioni e prenotazioni
info@collezionegiuseppeiannaccone.it

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La Collezione Giuseppe Iannaccone apre le porte per presentare un nuovo allestimento della raccolta d’arte contemporanea, in cui saranno visibili le recenti acquisizioni e la seconda mostra del progetto IN PRATICA, un ciclo di appuntamenti a cura di Rischa Paterlini ospitati nello studio legale dell’avvocato Giuseppe Iannaccone. Oltre alla collezione permanente sarà quindi possibile visitare la mostra “Cavalli e Madonne. Sentimentalmente ispirato a Arnaldo Badodi”, personale del giovane artista Luca De Leva (Milano, 1986), che, confrontandosi con la collezione, presenta una nuova serie di opere – disegni e sculture – appositamente realizzate  e nate dall’amore a prima vista per le opere di un altro artista presente in collezione: Arnaldo Badodi.


The New Museum will present the first New York survey show of the work of Nicole Eisenman 05/04/16 – 06/26/16

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The exhibition is curated by Helga Christoffersen, Assistant Curator, and Massimiliano Gioni, Artistic Director.

http://www.newmuseum.org/exhibitions/view/nicole-eisenman-al-ugh-ories

One of the most important painters of her generation, Eisenman has developed a distinct figurative language that combines the imaginative with the lucid, the absurd with the banal, and the stereotypical with the countercultural and queer. In her narrative compositions she draws as much from art history as from popular culture, making way for accessible and humorous, yet also critical and poignant images of contemporary life. Gathering a body of work produced over the last two decades, “Al-ugh-ories” pays special attention to the symbolic nature of her depictions of individuals and groups and highlights how the allegorical permeates her oeuvre and fluidly ties the fictional to the autobiographical. Considering Eisenman’s dedication to the history of painting and the ways in which she references artists as diverse as Giotto, Francisco de Goya, Paul Cézanne, Pablo Picasso, and Edvard Munch, the show will also underline how her approach to painting involves a deliberate attempt to counter accepted historical hierarchies through wit and irreverence. Her preoccupation with the figure and the complexity of its gestures and form has in recent years also resulted in a number of large-scale plaster sculptures, a selection of which will be included in this show. With proportions that exceed human scale, these bodies—like those in Eisenman’s paintings—act out familiar everyday occurrences such as eating, sleeping, walking, or making love, while also exposing human desire to be equally raw and awkward.

Nicole Eisenman was born in Verdun, France, in 1965 and lives and works in New York. In 2014 the Contemporary Art Museum, St. Louis mounted a major exhibition of her work, “Dear Nemesis, Nicole Eisenman 1993–2013,” which traveled to the Institute of Contemporary Art, Philadelphia, in late 2014 and the Museum of Contemporary Art San Diego in 2015. Additional solo presentations of her work have taken place at the Jewish Museum, New York (2015); the Berkeley Art Museum and Pacific Film Archive, CA (2013); Studio Voltaire, London (2012); the Katzen Arts Center, American University, Washington, DC (2011); the Frances Young Tang Teaching Museum and Art Gallery, Skidmore College, Saratoga Springs, NY (2009); and Kunsthalle Zürich (2007). Her work was included in Manifesta 10, St. Petersburg (2014); the 2013 Carnegie International, Pittsburgh; the Whitney Biennial, New York (2012 and 1995); and Prospect.2 New Orleans (2011). Eisenman’s work has been featured in numerous recent group exhibitions at institutions including the Whitney Museum of American Art, New York (2015); the Museum of Modern Art, New York (2014); the Reva and David Logan Center for the Arts, University of Chicago (2014); Contemporary Arts Museum Houston (2014); the New Museum, New York (2013); and the San Francisco Museum of Modern Art (2011). In 2015, Eisenman was awarded a MacArthur Fellowship.


Paola Pivi in Triennale per “Ennesima”

Ennesima.
Una mostra di sette mostre sull’arte italiana
A cura di Vincenzo de Bellis
Direzione artistica: Edoardo Bonaspetti, Curatore Triennale Arte

Dal 26 novembre 2015 al 6 marzo 2016 la Triennale di Milano presenta Ennesima. Una mostra di sette mostre sull’arte italiana, a cura di Vincenzo de Bellis: una mostra di mostre che raccoglierà  più di centoventi opere di oltre settanta artisti con un allestimento che si estenderà  sull’intero primo piano della Triennale  proponendo una possibile lettura degli ultimi cinquanta anni di arte contemporanea in Italia, dall’ inizio degli anni Sessanta ai giorni nostri.

Il titolo prende ispirazione da un’opera di Giulio Paolini, Ennesima (appunti per la descrizione di sette tele datate 1973), la cui prima versione, del 1973, suddivisa in sette tele. Da qui il numero di progetti espositivi in cui si articola la mostra di de Bellis per la Triennale: sette mostre autonome, intese come appunti o suggerimenti, che cercano di esplorare differenti aspetti, collegamenti, coincidenze e discrepanze della recente vicenda storico-artistica italiana. Sette ipotesi di lavoro grazie alle quali leggere, rileggere e raccontare l’arte italiana anche attraverso l’analisi di alcuni dei formati espositivi possibili: dalla mostra personale all’installazione site-specific, dalla collettiva tematica alla collettiva cronologica, dalla collettiva su uno specifico movimento alla collettiva su un medium fino alla mostra di documentazione. Non un unico progetto che cerchi a tutti i costi connessioni tematiche o stilistiche, cronologiche o generazionali, bensì una piattaforma che prova a ipotizzare la compresenza di questi formati e di altri possibili, per raccontare uno spaccato degli ultimi cinquant’anni di produzione artistica.

Sette tentativi, sette suggerimenti, sette possibili analisi e interpretazioni dell’arte italiana contemporanea. In questo modo Ennesima privilegia alla visione univoca delle prospettive multiple che, come tali, nella loro parzialità , possono essere considerate un campionario di approcci diversi dell’arte contemporanea. Gli spazi del primo piano della Triennale verranno quindi suddivisi in sette stanze attraverso le quali, secondo un percorso preciso, il visitatore sarà  guidato alla scoperta delle sette mostre, che potranno così essere percepite come autonome e autosufficienti ma anche come parte di una visione più ampia che le comprende tutte. Un itinerario a tappe che ripercorrerà  periodi, climi e movimenti, accostando maestri riconosciuti e personalità  storiche ad artisti mid-career che hanno fatto il loro esordio tra gli anni Novanta e i primi Duemila, passando per altri che si sono invece affermati a metà  degli anni Duemila, per concludere con una folta presenza di artisti delle generazioni più recenti.

Partendo da questa sua natura plurale, il progetto si configura come un affresco composito del sistema contemporaneo italiano nelle sue diverse specificità . Nell’idea di far convergere all’interno della mostra tutti i filoni di ricerca operati sull’arte italiana degli ultimi cinquant’anni, Ennesima comprenderà  anche un programma pubblico di video screening, performance, conferenze e talk legati ai temi della mostra, che coinvolgerà , tra le altre, anche le esperienze editoriali  case editrici e magazine che rappresentano uno degli aspetti più interessanti del sistema dell’arte italiano dell’ultimo decennio.

Ennesima sarà  accompagnata da una pubblicazione in sette libri edita da Mousse Publishing che rispecchierà  la divisione in sette parti della mostra e che sarà  arricchita da più di venti contributi di curatori e critici italiani delle ultime generazioni tra i trentacinque e i quarantacinque anni  che negli ultimi anni si sono distinti sia a livello nazionale che internazionale.


“Michael Borremans” al CAC Malaga

CAC Malaga presents the first exhibition in Spain of work by Michael Borremans (1963, Geraardsbergen, Belgium), one of the most outstanding artists on the contemporary art scene. The show, which takes its title from one of the works on display, Fixture, features 35 paintings produced in the last 15 years. Selected in close collaboration with the artist, the works provide a window into a personal and unsettling visual world populated with still lifes and close-ups of human figures painted in sombre shades.

Borremans, who lives and works in Ghent, is also acclaimed for his drawings and films and cuts an extraordinary figure: he plays a guitar (he used to be a member of the experimental band The Singing Painters), always wears his best suit when painting, and never works on white paper. Trained in the art of engravement, for a number of years he taught and practised etching and drawing, and has only dedicated himself exclusively to painting since the late 1990s, when he began to exhibit his drawings and paintings and made a name for himself on the international scene.

In keeping with the tradition of the Old Masters, he paints with a firm stroke, a limited palette and a superb command of his technique. Fascinated by the Spanish Baroque, he considers Velázquez to be his great teacher, although Bruegel, Goya, Rubens, Rembrandt, Fragonard, Watteau, Chardin, Manet and Surrealism have influenced him as well. He is also interested in film (he admires the work of David Lynch and Stanley Kubrick) and photography (his grandfather was a photogra- pher). In his earliest paintings he painted from photographs that he took out of books, magazines or off the internet, images that he manipulated, but later, he began to stage scenes, incorporating models, that he photographs and then transfers to his paintings.

I don’t see myself as pure painter, but I use the medium because it’s the most suitable for me to create a specific kind of picture. It would also be possible in the medium of photography and with the assistance of digital techniques, but I just find painting more interesting. A painting is an object of complex character, and because of the historical dimension it is impossible to treat it impartially, the artist states.

At the same time his works provoke sensations that can be quite contradictory, such as fascination, irritation, tranquillity, beauty, sadness, mystery, reality and fantasy. Borremans invents ambiguous, strange visual worlds that trigger reflections about the absurdity of human existence, but in an ironic way. They are worlds full of contradictions. Although he uses the portrait format in his works, he does not create true portraits. For this artist the subject is always an object, not the representation of a living thing, which is why his characters never look at us directly. It doesn’t matter who the figures are or what exactly they are doing in his pictures. Be they close-ups, alone or part of a group, they are like mannequins or statues, standing, sitting or reclining, that work or manipulate objects, because for Borremans they are archetypes, universal symbols that inhabit familiar yet vague, strange spaces. As he says, “With the paintings, at first you expect a narrative, because the figures are familiar. But then you see that some parts of the paintings don’t match, or don’t make sense. The works don’t come to a conclusion in the way we expect them to. The images are unfinished: they remain open. That makes them durable.

The small size of most of his paintings does not only challenge conventional standards, but miniaturises the subjects highlighting the artificiality of representa- tion. But when demanded by the theme, he resorts to much larger dimensions, to a scale as in the religious paintings evokes a certain mystery. A case in point is The Angel, 2013, in which the figure’s face is painted black. We do not know what is really happening in his works, and therein lies part of their appeal. The figures have a psychological depth that is conveyed by their clothes or the actions, occasionally absurd, that they are performing. Sometimes his works evidence a certain violence, like the figure in The Villain, 2003, who is making a bomb. Hands are recurring motif, as we see in Red Hand, Green Hand, 2010, an image open to multiple interpreta- tions, and The Egg IV, 2012. Meanwhile, The Resemblance, 2006, explores the medium of painting.

Borremans paintings but also drawings  which reflect a more surreal vision of the world “and films beautiful, painterly representations of slow-motion images ” compel the spectator to consider the philosophical nature of painting and its infinite possibilities, what it represents and symbolises, how it is interpreted and what it means. A very simple image can challenge many things. His works are ambiguous, open, quite mysterious, and intriguing like a riddle that the visitor has to solve.