Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Paci Adrian, The Wedding, 2007, 9 acrilico su tavola, 60 cm

BIografia

Paci Adrian

Adrian Paci nasce a Scutari in Albania, il 28 gennaio 1969 e dal 2000 vive e lavora tra l’Albania e Milano. La sua vicenda artistica è strettamente legata alla terra d'origine, la sua vita privata infatti si intreccia indissolubilmente con la storia e gli eventi politici della sua Nazione d’origine, ai quali spesso allude nelle sue opere. “La società in cui ho vissuto fino a ventidue anni era fortemente politicizzata. Il potere si manteneva in piedi violentando l'individuo e quando si è sgretolato ha portato miseria e disorientamento.” Figlio di un pittore, Adrian Paci si ricorda come da bambino si divertiva a sfogliare i suoi libri, che non poteva leggere perché scritti in russo, ma dei quali apprezzava già le immagini di Rembrandt, Leonardo, Velazquez e Vermeer. Nel 1987 Adrian Paci si iscrive all'Accademia delle Arti di Tirana, istituzione che impartiva una formazione molto conservatrice, circoscritta all'insegnamento della pittura figurativa. È proprio nel corso degli anni novanta, in seguito alla caduta del muro di Berlino, che si risvegliano le coscienze degli albanesi: essi si rendono conto dell'arretratezza non solo economica ma anche culturale nella quale versa il loro paese; basti pensare che, nel 1990, Paci organizza con altri studenti dell'Accademia uno sciopero per rivendicare il libero accesso, in biblioteca, ai libri di Picasso: “In Albania l'informazione sull'arte arrivava fino all'impressionismo. Quello che veniva dopo si considerava arte degenerata e ogni approccio poteva risultare pericoloso. [...] Mi ricordo con quale entusiasmo leggevo per la prima volta nel 1993 Lo spirituale nell'arte di Kandinskij, o i testi di Klee.” Nel 1992 Paci si trasferisce grazie ad una borsa di studio vinta per il corso di “Arte e liturgia” presso l'istituto Beato Angelico, a Milano, città nella quale assapora per la prima volta il gusto della libertà e della democrazia. Ritorna nella terra natia nel 1995, nelle vesti di professore di Storia dell'Arte e di Estetica all'Università di Scutari. In questi anni in Albania inizia ad emergere il malcontento popolare e le proteste contro il regime diventano sempre più violente sino a culminare, nel 1997, nell'anarchia: i ribelli si scontrano con il governo depredando i depositi d'armi e fomentando la guerriglia. Nello stesso anno, proprio per sottrarsi a questi disordini, Adrian Paci torna nuovamente a Milano con la moglie e le due figlie, dove inizia una nuova vita lavorando come manovale, decoratore, restauratore e continuando la sua pratica artistica. Lasciandosi alle spalle i vincoli accademici,inizia in via del tutto sperimentale ad utilizzare altre tecniche oltre alla pittura, cimentandosi nel video, nella fotografia e nell'istallazione: “A eccezione della pittura, che ho studiato per anni, con gli altri media mi sento un dilettante. Mi affido più alla forza dello sguardo che a dei trucchi tecnici.” Adrian Paci sente l'esigenza di raccontare storie di vita, quotidiane o straordinarie, di narrare vicende personali che si trasformano in metafora del vivere collettivo, diventando un'esperienza universale. In collezione Iannaccone vi sono numerose opere dell’artista che spaziano dalla scultura Passages realizzata nel 2009 su due mattoni dipinti con tecnica simile ad affresco, alla fotografia come in Centro di permanenza temporanea sempre del 2009 che fin dal titolo fa riferimento al dramma dell’immigrazione dei giorni nostri, dedicando il lavoro ad un luogo di residenza temporanea per immigrati clandestini. Uno scatto fotografico in cui un gruppo di passeggeri immigrati, ammassati su una rampa di scala sospesa sulla lunga pista di un aeroporto, attendono l’arrivo di un aereo che mai arriverà. Tra le opere pittoriche troviamo invece alcuni dipinti tratti dal filmino amatoriale del suo matrimonio. Paci racconta in un’intervista ad Angela Vettese: “Quella cassetta vhs conteneva un'infinità di frame e in ciascuno di quei frame c'erano attimi di un vissuto di cui mi sentivo ugualmente partecipe ed estraneo, c'erano persone e ambienti a me familiari, ma che allo stesso tempo avevo lasciato. Poi c'era una qualità quasi pittorica nelle immagini sgranate del video, una composizione che potevi decidere con il telecomando in mano, [...] scegliendo tra centinaia di possibilità che venivano fuori bloccando il movimento del video.”

Opere Correlate

Artista: Paci Adrian Mostra tutte le opere (8)


Centro di permanenza temporanea, 2009


Passages, 2009


The Encounter , 2011


Centro di permanenza temporanea, 2007


Untitled, 2014

Anno: 2007 Mostra tutte le opere (24)


Pola Eros, 2007


Skull of Minuso, 2007


Untitled (Feeding the Gulls), 2007


Untitled (The Eternity Chamber), 2007


River Crossing (St. Christopher), 2007

Opera

Paci Adrian, Centro di permanenza temporanea, 2007, video

BIografia

Paci Adrian

Adrian Paci nasce a Scutari in Albania, il 28 gennaio 1969 e dal 2000 vive e lavora tra l’Albania e Milano. La sua vicenda artistica è strettamente legata alla terra d'origine, la sua vita privata infatti si intreccia indissolubilmente con la storia e gli eventi politici della sua Nazione d’origine, ai quali spesso allude nelle sue opere. “La società in cui ho vissuto fino a ventidue anni era fortemente politicizzata. Il potere si manteneva in piedi violentando l'individuo e quando si è sgretolato ha portato miseria e disorientamento.” Figlio di un pittore, Adrian Paci si ricorda come da bambino si divertiva a sfogliare i suoi libri, che non poteva leggere perché scritti in russo, ma dei quali apprezzava già le immagini di Rembrandt, Leonardo, Velazquez e Vermeer. Nel 1987 Adrian Paci si iscrive all'Accademia delle Arti di Tirana, istituzione che impartiva una formazione molto conservatrice, circoscritta all'insegnamento della pittura figurativa. È proprio nel corso degli anni novanta, in seguito alla caduta del muro di Berlino, che si risvegliano le coscienze degli albanesi: essi si rendono conto dell'arretratezza non solo economica ma anche culturale nella quale versa il loro paese; basti pensare che, nel 1990, Paci organizza con altri studenti dell'Accademia uno sciopero per rivendicare il libero accesso, in biblioteca, ai libri di Picasso: “In Albania l'informazione sull'arte arrivava fino all'impressionismo. Quello che veniva dopo si considerava arte degenerata e ogni approccio poteva risultare pericoloso. [...] Mi ricordo con quale entusiasmo leggevo per la prima volta nel 1993 Lo spirituale nell'arte di Kandinskij, o i testi di Klee.” Nel 1992 Paci si trasferisce grazie ad una borsa di studio vinta per il corso di “Arte e liturgia” presso l'istituto Beato Angelico, a Milano, città nella quale assapora per la prima volta il gusto della libertà e della democrazia. Ritorna nella terra natia nel 1995, nelle vesti di professore di Storia dell'Arte e di Estetica all'Università di Scutari. In questi anni in Albania inizia ad emergere il malcontento popolare e le proteste contro il regime diventano sempre più violente sino a culminare, nel 1997, nell'anarchia: i ribelli si scontrano con il governo depredando i depositi d'armi e fomentando la guerriglia. Nello stesso anno, proprio per sottrarsi a questi disordini, Adrian Paci torna nuovamente a Milano con la moglie e le due figlie, dove inizia una nuova vita lavorando come manovale, decoratore, restauratore e continuando la sua pratica artistica. Lasciandosi alle spalle i vincoli accademici,inizia in via del tutto sperimentale ad utilizzare altre tecniche oltre alla pittura, cimentandosi nel video, nella fotografia e nell'istallazione: “A eccezione della pittura, che ho studiato per anni, con gli altri media mi sento un dilettante. Mi affido più alla forza dello sguardo che a dei trucchi tecnici.” Adrian Paci sente l'esigenza di raccontare storie di vita, quotidiane o straordinarie, di narrare vicende personali che si trasformano in metafora del vivere collettivo, diventando un'esperienza universale. In collezione Iannaccone vi sono numerose opere dell’artista che spaziano dalla scultura Passages realizzata nel 2009 su due mattoni dipinti con tecnica simile ad affresco, alla fotografia come in Centro di permanenza temporanea sempre del 2009 che fin dal titolo fa riferimento al dramma dell’immigrazione dei giorni nostri, dedicando il lavoro ad un luogo di residenza temporanea per immigrati clandestini. Uno scatto fotografico in cui un gruppo di passeggeri immigrati, ammassati su una rampa di scala sospesa sulla lunga pista di un aeroporto, attendono l’arrivo di un aereo che mai arriverà. Tra le opere pittoriche troviamo invece alcuni dipinti tratti dal filmino amatoriale del suo matrimonio. Paci racconta in un’intervista ad Angela Vettese: “Quella cassetta vhs conteneva un'infinità di frame e in ciascuno di quei frame c'erano attimi di un vissuto di cui mi sentivo ugualmente partecipe ed estraneo, c'erano persone e ambienti a me familiari, ma che allo stesso tempo avevo lasciato. Poi c'era una qualità quasi pittorica nelle immagini sgranate del video, una composizione che potevi decidere con il telecomando in mano, [...] scegliendo tra centinaia di possibilità che venivano fuori bloccando il movimento del video.”

Opere Correlate

Artista: Paci Adrian Mostra tutte le opere (8)


The Wedding, 2007


Centro di permanenza temporanea, 2009


Passages, 2009


The Encounter , 2011


Untitled, 2014

Anno: 2007 Mostra tutte le opere (24)


Pola Eros, 2007


Skull of Minuso, 2007


Untitled (Feeding the Gulls), 2007


Untitled (The Eternity Chamber), 2007


River Crossing (St. Christopher), 2007

Geografia: Italia Albania Mostra tutte le opere (113)


Change, 2009


olbania, 2011


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987

Tema: Attualità Mostra tutte le opere (6)


Senza titolo_39, 2008


Umanità_40, 2011


Nuvole a Venezia_1, 2012


Bagnanti e rocce_45, 2012


Untitled, 2014

Tecnica: Video


Florentin, 2004


Woods, 2011


Confesion, 2007

Opera

Paci Adrian, Centro di permanenza temporanea, 2009, fotografia, 120 cm

BIografia

Paci Adrian

Adrian Paci nasce a Scutari in Albania, il 28 gennaio 1969 e dal 2000 vive e lavora tra l’Albania e Milano. La sua vicenda artistica è strettamente legata alla terra d'origine, la sua vita privata infatti si intreccia indissolubilmente con la storia e gli eventi politici della sua Nazione d’origine, ai quali spesso allude nelle sue opere. “La società in cui ho vissuto fino a ventidue anni era fortemente politicizzata. Il potere si manteneva in piedi violentando l'individuo e quando si è sgretolato ha portato miseria e disorientamento.” Figlio di un pittore, Adrian Paci si ricorda come da bambino si divertiva a sfogliare i suoi libri, che non poteva leggere perché scritti in russo, ma dei quali apprezzava già le immagini di Rembrandt, Leonardo, Velazquez e Vermeer. Nel 1987 Adrian Paci si iscrive all'Accademia delle Arti di Tirana, istituzione che impartiva una formazione molto conservatrice, circoscritta all'insegnamento della pittura figurativa. È proprio nel corso degli anni novanta, in seguito alla caduta del muro di Berlino, che si risvegliano le coscienze degli albanesi: essi si rendono conto dell'arretratezza non solo economica ma anche culturale nella quale versa il loro paese; basti pensare che, nel 1990, Paci organizza con altri studenti dell'Accademia uno sciopero per rivendicare il libero accesso, in biblioteca, ai libri di Picasso: “In Albania l'informazione sull'arte arrivava fino all'impressionismo. Quello che veniva dopo si considerava arte degenerata e ogni approccio poteva risultare pericoloso. [...] Mi ricordo con quale entusiasmo leggevo per la prima volta nel 1993 Lo spirituale nell'arte di Kandinskij, o i testi di Klee.” Nel 1992 Paci si trasferisce grazie ad una borsa di studio vinta per il corso di “Arte e liturgia” presso l'istituto Beato Angelico, a Milano, città nella quale assapora per la prima volta il gusto della libertà e della democrazia. Ritorna nella terra natia nel 1995, nelle vesti di professore di Storia dell'Arte e di Estetica all'Università di Scutari. In questi anni in Albania inizia ad emergere il malcontento popolare e le proteste contro il regime diventano sempre più violente sino a culminare, nel 1997, nell'anarchia: i ribelli si scontrano con il governo depredando i depositi d'armi e fomentando la guerriglia. Nello stesso anno, proprio per sottrarsi a questi disordini, Adrian Paci torna nuovamente a Milano con la moglie e le due figlie, dove inizia una nuova vita lavorando come manovale, decoratore, restauratore e continuando la sua pratica artistica. Lasciandosi alle spalle i vincoli accademici,inizia in via del tutto sperimentale ad utilizzare altre tecniche oltre alla pittura, cimentandosi nel video, nella fotografia e nell'istallazione: “A eccezione della pittura, che ho studiato per anni, con gli altri media mi sento un dilettante. Mi affido più alla forza dello sguardo che a dei trucchi tecnici.” Adrian Paci sente l'esigenza di raccontare storie di vita, quotidiane o straordinarie, di narrare vicende personali che si trasformano in metafora del vivere collettivo, diventando un'esperienza universale. In collezione Iannaccone vi sono numerose opere dell’artista che spaziano dalla scultura Passages realizzata nel 2009 su due mattoni dipinti con tecnica simile ad affresco, alla fotografia come in Centro di permanenza temporanea sempre del 2009 che fin dal titolo fa riferimento al dramma dell’immigrazione dei giorni nostri, dedicando il lavoro ad un luogo di residenza temporanea per immigrati clandestini. Uno scatto fotografico in cui un gruppo di passeggeri immigrati, ammassati su una rampa di scala sospesa sulla lunga pista di un aeroporto, attendono l’arrivo di un aereo che mai arriverà. Tra le opere pittoriche troviamo invece alcuni dipinti tratti dal filmino amatoriale del suo matrimonio. Paci racconta in un’intervista ad Angela Vettese: “Quella cassetta vhs conteneva un'infinità di frame e in ciascuno di quei frame c'erano attimi di un vissuto di cui mi sentivo ugualmente partecipe ed estraneo, c'erano persone e ambienti a me familiari, ma che allo stesso tempo avevo lasciato. Poi c'era una qualità quasi pittorica nelle immagini sgranate del video, una composizione che potevi decidere con il telecomando in mano, [...] scegliendo tra centinaia di possibilità che venivano fuori bloccando il movimento del video.”

Opere Correlate

Artista: Paci Adrian Mostra tutte le opere (8)


The Wedding, 2007


Passages, 2009


The Encounter , 2011


Centro di permanenza temporanea, 2007


Untitled, 2014

Anno: 2009 Mostra tutte le opere (11)


Untitled (Empiricist), 2009


Untitled (Laissez Faire), 2009


Ubu roi (The War March), 2009


Senza titolo , 2009


Autoritratto come Universo, 2009

Opera

Paci Adrian, Passages, 2009, dittico, due mattoni dipinti, 30.3 × 10 cm

BIografia

Paci Adrian

Adrian Paci nasce a Scutari in Albania, il 28 gennaio 1969 e dal 2000 vive e lavora tra l’Albania e Milano. La sua vicenda artistica è strettamente legata alla terra d'origine, la sua vita privata infatti si intreccia indissolubilmente con la storia e gli eventi politici della sua Nazione d’origine, ai quali spesso allude nelle sue opere. “La società in cui ho vissuto fino a ventidue anni era fortemente politicizzata. Il potere si manteneva in piedi violentando l'individuo e quando si è sgretolato ha portato miseria e disorientamento.” Figlio di un pittore, Adrian Paci si ricorda come da bambino si divertiva a sfogliare i suoi libri, che non poteva leggere perché scritti in russo, ma dei quali apprezzava già le immagini di Rembrandt, Leonardo, Velazquez e Vermeer. Nel 1987 Adrian Paci si iscrive all'Accademia delle Arti di Tirana, istituzione che impartiva una formazione molto conservatrice, circoscritta all'insegnamento della pittura figurativa. È proprio nel corso degli anni novanta, in seguito alla caduta del muro di Berlino, che si risvegliano le coscienze degli albanesi: essi si rendono conto dell'arretratezza non solo economica ma anche culturale nella quale versa il loro paese; basti pensare che, nel 1990, Paci organizza con altri studenti dell'Accademia uno sciopero per rivendicare il libero accesso, in biblioteca, ai libri di Picasso: “In Albania l'informazione sull'arte arrivava fino all'impressionismo. Quello che veniva dopo si considerava arte degenerata e ogni approccio poteva risultare pericoloso. [...] Mi ricordo con quale entusiasmo leggevo per la prima volta nel 1993 Lo spirituale nell'arte di Kandinskij, o i testi di Klee.” Nel 1992 Paci si trasferisce grazie ad una borsa di studio vinta per il corso di “Arte e liturgia” presso l'istituto Beato Angelico, a Milano, città nella quale assapora per la prima volta il gusto della libertà e della democrazia. Ritorna nella terra natia nel 1995, nelle vesti di professore di Storia dell'Arte e di Estetica all'Università di Scutari. In questi anni in Albania inizia ad emergere il malcontento popolare e le proteste contro il regime diventano sempre più violente sino a culminare, nel 1997, nell'anarchia: i ribelli si scontrano con il governo depredando i depositi d'armi e fomentando la guerriglia. Nello stesso anno, proprio per sottrarsi a questi disordini, Adrian Paci torna nuovamente a Milano con la moglie e le due figlie, dove inizia una nuova vita lavorando come manovale, decoratore, restauratore e continuando la sua pratica artistica. Lasciandosi alle spalle i vincoli accademici,inizia in via del tutto sperimentale ad utilizzare altre tecniche oltre alla pittura, cimentandosi nel video, nella fotografia e nell'istallazione: “A eccezione della pittura, che ho studiato per anni, con gli altri media mi sento un dilettante. Mi affido più alla forza dello sguardo che a dei trucchi tecnici.” Adrian Paci sente l'esigenza di raccontare storie di vita, quotidiane o straordinarie, di narrare vicende personali che si trasformano in metafora del vivere collettivo, diventando un'esperienza universale. In collezione Iannaccone vi sono numerose opere dell’artista che spaziano dalla scultura Passages realizzata nel 2009 su due mattoni dipinti con tecnica simile ad affresco, alla fotografia come in Centro di permanenza temporanea sempre del 2009 che fin dal titolo fa riferimento al dramma dell’immigrazione dei giorni nostri, dedicando il lavoro ad un luogo di residenza temporanea per immigrati clandestini. Uno scatto fotografico in cui un gruppo di passeggeri immigrati, ammassati su una rampa di scala sospesa sulla lunga pista di un aeroporto, attendono l’arrivo di un aereo che mai arriverà. Tra le opere pittoriche troviamo invece alcuni dipinti tratti dal filmino amatoriale del suo matrimonio. Paci racconta in un’intervista ad Angela Vettese: “Quella cassetta vhs conteneva un'infinità di frame e in ciascuno di quei frame c'erano attimi di un vissuto di cui mi sentivo ugualmente partecipe ed estraneo, c'erano persone e ambienti a me familiari, ma che allo stesso tempo avevo lasciato. Poi c'era una qualità quasi pittorica nelle immagini sgranate del video, una composizione che potevi decidere con il telecomando in mano, [...] scegliendo tra centinaia di possibilità che venivano fuori bloccando il movimento del video.”

Opere Correlate

Artista: Paci Adrian Mostra tutte le opere (8)


The Wedding, 2007


Centro di permanenza temporanea, 2009


The Encounter , 2011


Centro di permanenza temporanea, 2007


Untitled, 2014

Anno: 2009 Mostra tutte le opere (11)


Untitled (Empiricist), 2009


Untitled (Laissez Faire), 2009


Ubu roi (The War March), 2009


Senza titolo , 2009


Autoritratto come Universo, 2009

Opera

Paci Adrian, The Encounter, 2011, fotografia incorniciata, 96 cm

BIografia

Paci Adrian

Adrian Paci nasce a Scutari in Albania, il 28 gennaio 1969 e dal 2000 vive e lavora tra l’Albania e Milano. La sua vicenda artistica è strettamente legata alla terra d'origine, la sua vita privata infatti si intreccia indissolubilmente con la storia e gli eventi politici della sua Nazione d’origine, ai quali spesso allude nelle sue opere. “La società in cui ho vissuto fino a ventidue anni era fortemente politicizzata. Il potere si manteneva in piedi violentando l'individuo e quando si è sgretolato ha portato miseria e disorientamento.” Figlio di un pittore, Adrian Paci si ricorda come da bambino si divertiva a sfogliare i suoi libri, che non poteva leggere perché scritti in russo, ma dei quali apprezzava già le immagini di Rembrandt, Leonardo, Velazquez e Vermeer. Nel 1987 Adrian Paci si iscrive all'Accademia delle Arti di Tirana, istituzione che impartiva una formazione molto conservatrice, circoscritta all'insegnamento della pittura figurativa. È proprio nel corso degli anni novanta, in seguito alla caduta del muro di Berlino, che si risvegliano le coscienze degli albanesi: essi si rendono conto dell'arretratezza non solo economica ma anche culturale nella quale versa il loro paese; basti pensare che, nel 1990, Paci organizza con altri studenti dell'Accademia uno sciopero per rivendicare il libero accesso, in biblioteca, ai libri di Picasso: “In Albania l'informazione sull'arte arrivava fino all'impressionismo. Quello che veniva dopo si considerava arte degenerata e ogni approccio poteva risultare pericoloso. [...] Mi ricordo con quale entusiasmo leggevo per la prima volta nel 1993 Lo spirituale nell'arte di Kandinskij, o i testi di Klee.” Nel 1992 Paci si trasferisce grazie ad una borsa di studio vinta per il corso di “Arte e liturgia” presso l'istituto Beato Angelico, a Milano, città nella quale assapora per la prima volta il gusto della libertà e della democrazia. Ritorna nella terra natia nel 1995, nelle vesti di professore di Storia dell'Arte e di Estetica all'Università di Scutari. In questi anni in Albania inizia ad emergere il malcontento popolare e le proteste contro il regime diventano sempre più violente sino a culminare, nel 1997, nell'anarchia: i ribelli si scontrano con il governo depredando i depositi d'armi e fomentando la guerriglia. Nello stesso anno, proprio per sottrarsi a questi disordini, Adrian Paci torna nuovamente a Milano con la moglie e le due figlie, dove inizia una nuova vita lavorando come manovale, decoratore, restauratore e continuando la sua pratica artistica. Lasciandosi alle spalle i vincoli accademici,inizia in via del tutto sperimentale ad utilizzare altre tecniche oltre alla pittura, cimentandosi nel video, nella fotografia e nell'istallazione: “A eccezione della pittura, che ho studiato per anni, con gli altri media mi sento un dilettante. Mi affido più alla forza dello sguardo che a dei trucchi tecnici.” Adrian Paci sente l'esigenza di raccontare storie di vita, quotidiane o straordinarie, di narrare vicende personali che si trasformano in metafora del vivere collettivo, diventando un'esperienza universale. In collezione Iannaccone vi sono numerose opere dell’artista che spaziano dalla scultura Passages realizzata nel 2009 su due mattoni dipinti con tecnica simile ad affresco, alla fotografia come in Centro di permanenza temporanea sempre del 2009 che fin dal titolo fa riferimento al dramma dell’immigrazione dei giorni nostri, dedicando il lavoro ad un luogo di residenza temporanea per immigrati clandestini. Uno scatto fotografico in cui un gruppo di passeggeri immigrati, ammassati su una rampa di scala sospesa sulla lunga pista di un aeroporto, attendono l’arrivo di un aereo che mai arriverà. Tra le opere pittoriche troviamo invece alcuni dipinti tratti dal filmino amatoriale del suo matrimonio. Paci racconta in un’intervista ad Angela Vettese: “Quella cassetta vhs conteneva un'infinità di frame e in ciascuno di quei frame c'erano attimi di un vissuto di cui mi sentivo ugualmente partecipe ed estraneo, c'erano persone e ambienti a me familiari, ma che allo stesso tempo avevo lasciato. Poi c'era una qualità quasi pittorica nelle immagini sgranate del video, una composizione che potevi decidere con il telecomando in mano, [...] scegliendo tra centinaia di possibilità che venivano fuori bloccando il movimento del video.”

Opere Correlate

Artista: Paci Adrian Mostra tutte le opere (8)


The Wedding, 2007


Centro di permanenza temporanea, 2009


Passages, 2009


Centro di permanenza temporanea, 2007


Untitled, 2014

Anno: 2011 Mostra tutte le opere (16)


olbania, 2011


Bear, 2011


Woods, 2011


Coulorphobic Clown, 2011


Summer Canvas III, 2011

Opera

Paci Adrian, Untitled, 2014, acrilico su legno, 60 cm

BIografia

Paci Adrian

Adrian Paci nasce a Scutari in Albania, il 28 gennaio 1969 e dal 2000 vive e lavora tra l’Albania e Milano. La sua vicenda artistica è strettamente legata alla terra d'origine, la sua vita privata infatti si intreccia indissolubilmente con la storia e gli eventi politici della sua Nazione d’origine, ai quali spesso allude nelle sue opere. “La società in cui ho vissuto fino a ventidue anni era fortemente politicizzata. Il potere si manteneva in piedi violentando l'individuo e quando si è sgretolato ha portato miseria e disorientamento.” Figlio di un pittore, Adrian Paci si ricorda come da bambino si divertiva a sfogliare i suoi libri, che non poteva leggere perché scritti in russo, ma dei quali apprezzava già le immagini di Rembrandt, Leonardo, Velazquez e Vermeer. Nel 1987 Adrian Paci si iscrive all'Accademia delle Arti di Tirana, istituzione che impartiva una formazione molto conservatrice, circoscritta all'insegnamento della pittura figurativa. È proprio nel corso degli anni novanta, in seguito alla caduta del muro di Berlino, che si risvegliano le coscienze degli albanesi: essi si rendono conto dell'arretratezza non solo economica ma anche culturale nella quale versa il loro paese; basti pensare che, nel 1990, Paci organizza con altri studenti dell'Accademia uno sciopero per rivendicare il libero accesso, in biblioteca, ai libri di Picasso: “In Albania l'informazione sull'arte arrivava fino all'impressionismo. Quello che veniva dopo si considerava arte degenerata e ogni approccio poteva risultare pericoloso. [...] Mi ricordo con quale entusiasmo leggevo per la prima volta nel 1993 Lo spirituale nell'arte di Kandinskij, o i testi di Klee.” Nel 1992 Paci si trasferisce grazie ad una borsa di studio vinta per il corso di “Arte e liturgia” presso l'istituto Beato Angelico, a Milano, città nella quale assapora per la prima volta il gusto della libertà e della democrazia. Ritorna nella terra natia nel 1995, nelle vesti di professore di Storia dell'Arte e di Estetica all'Università di Scutari. In questi anni in Albania inizia ad emergere il malcontento popolare e le proteste contro il regime diventano sempre più violente sino a culminare, nel 1997, nell'anarchia: i ribelli si scontrano con il governo depredando i depositi d'armi e fomentando la guerriglia. Nello stesso anno, proprio per sottrarsi a questi disordini, Adrian Paci torna nuovamente a Milano con la moglie e le due figlie, dove inizia una nuova vita lavorando come manovale, decoratore, restauratore e continuando la sua pratica artistica. Lasciandosi alle spalle i vincoli accademici,inizia in via del tutto sperimentale ad utilizzare altre tecniche oltre alla pittura, cimentandosi nel video, nella fotografia e nell'istallazione: “A eccezione della pittura, che ho studiato per anni, con gli altri media mi sento un dilettante. Mi affido più alla forza dello sguardo che a dei trucchi tecnici.” Adrian Paci sente l'esigenza di raccontare storie di vita, quotidiane o straordinarie, di narrare vicende personali che si trasformano in metafora del vivere collettivo, diventando un'esperienza universale. In collezione Iannaccone vi sono numerose opere dell’artista che spaziano dalla scultura Passages realizzata nel 2009 su due mattoni dipinti con tecnica simile ad affresco, alla fotografia come in Centro di permanenza temporanea sempre del 2009 che fin dal titolo fa riferimento al dramma dell’immigrazione dei giorni nostri, dedicando il lavoro ad un luogo di residenza temporanea per immigrati clandestini. Uno scatto fotografico in cui un gruppo di passeggeri immigrati, ammassati su una rampa di scala sospesa sulla lunga pista di un aeroporto, attendono l’arrivo di un aereo che mai arriverà. Tra le opere pittoriche troviamo invece alcuni dipinti tratti dal filmino amatoriale del suo matrimonio. Paci racconta in un’intervista ad Angela Vettese: “Quella cassetta vhs conteneva un'infinità di frame e in ciascuno di quei frame c'erano attimi di un vissuto di cui mi sentivo ugualmente partecipe ed estraneo, c'erano persone e ambienti a me familiari, ma che allo stesso tempo avevo lasciato. Poi c'era una qualità quasi pittorica nelle immagini sgranate del video, una composizione che potevi decidere con il telecomando in mano, [...] scegliendo tra centinaia di possibilità che venivano fuori bloccando il movimento del video.”

Opere Correlate

Artista: Paci Adrian Mostra tutte le opere (8)


The Wedding, 2007


Centro di permanenza temporanea, 2009


Passages, 2009


The Encounter , 2011


Centro di permanenza temporanea, 2007

Anno: 2014


Donna che si spoglia_46, 2014


Untitled, 2014


Midnight Garden, 2014

Geografia: Italia Albania Mostra tutte le opere (113)


Change, 2009


olbania, 2011


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987

Tema: Attualità Mostra tutte le opere (6)


Senza titolo_39, 2008


Umanità_40, 2011


Nuvole a Venezia_1, 2012


Bagnanti e rocce_45, 2012


Centro di permanenza temporanea, 2007

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Paci Adrian, Untitled, 2014, olio su legno, 80.5 cm

BIografia

Paci Adrian

Adrian Paci nasce a Scutari in Albania, il 28 gennaio 1969 e dal 2000 vive e lavora tra l’Albania e Milano. La sua vicenda artistica è strettamente legata alla terra d'origine, la sua vita privata infatti si intreccia indissolubilmente con la storia e gli eventi politici della sua Nazione d’origine, ai quali spesso allude nelle sue opere. “La società in cui ho vissuto fino a ventidue anni era fortemente politicizzata. Il potere si manteneva in piedi violentando l'individuo e quando si è sgretolato ha portato miseria e disorientamento.” Figlio di un pittore, Adrian Paci si ricorda come da bambino si divertiva a sfogliare i suoi libri, che non poteva leggere perché scritti in russo, ma dei quali apprezzava già le immagini di Rembrandt, Leonardo, Velazquez e Vermeer. Nel 1987 Adrian Paci si iscrive all'Accademia delle Arti di Tirana, istituzione che impartiva una formazione molto conservatrice, circoscritta all'insegnamento della pittura figurativa. È proprio nel corso degli anni novanta, in seguito alla caduta del muro di Berlino, che si risvegliano le coscienze degli albanesi: essi si rendono conto dell'arretratezza non solo economica ma anche culturale nella quale versa il loro paese; basti pensare che, nel 1990, Paci organizza con altri studenti dell'Accademia uno sciopero per rivendicare il libero accesso, in biblioteca, ai libri di Picasso: “In Albania l'informazione sull'arte arrivava fino all'impressionismo. Quello che veniva dopo si considerava arte degenerata e ogni approccio poteva risultare pericoloso. [...] Mi ricordo con quale entusiasmo leggevo per la prima volta nel 1993 Lo spirituale nell'arte di Kandinskij, o i testi di Klee.” Nel 1992 Paci si trasferisce grazie ad una borsa di studio vinta per il corso di “Arte e liturgia” presso l'istituto Beato Angelico, a Milano, città nella quale assapora per la prima volta il gusto della libertà e della democrazia. Ritorna nella terra natia nel 1995, nelle vesti di professore di Storia dell'Arte e di Estetica all'Università di Scutari. In questi anni in Albania inizia ad emergere il malcontento popolare e le proteste contro il regime diventano sempre più violente sino a culminare, nel 1997, nell'anarchia: i ribelli si scontrano con il governo depredando i depositi d'armi e fomentando la guerriglia. Nello stesso anno, proprio per sottrarsi a questi disordini, Adrian Paci torna nuovamente a Milano con la moglie e le due figlie, dove inizia una nuova vita lavorando come manovale, decoratore, restauratore e continuando la sua pratica artistica. Lasciandosi alle spalle i vincoli accademici,inizia in via del tutto sperimentale ad utilizzare altre tecniche oltre alla pittura, cimentandosi nel video, nella fotografia e nell'istallazione: “A eccezione della pittura, che ho studiato per anni, con gli altri media mi sento un dilettante. Mi affido più alla forza dello sguardo che a dei trucchi tecnici.” Adrian Paci sente l'esigenza di raccontare storie di vita, quotidiane o straordinarie, di narrare vicende personali che si trasformano in metafora del vivere collettivo, diventando un'esperienza universale. In collezione Iannaccone vi sono numerose opere dell’artista che spaziano dalla scultura Passages realizzata nel 2009 su due mattoni dipinti con tecnica simile ad affresco, alla fotografia come in Centro di permanenza temporanea sempre del 2009 che fin dal titolo fa riferimento al dramma dell’immigrazione dei giorni nostri, dedicando il lavoro ad un luogo di residenza temporanea per immigrati clandestini. Uno scatto fotografico in cui un gruppo di passeggeri immigrati, ammassati su una rampa di scala sospesa sulla lunga pista di un aeroporto, attendono l’arrivo di un aereo che mai arriverà. Tra le opere pittoriche troviamo invece alcuni dipinti tratti dal filmino amatoriale del suo matrimonio. Paci racconta in un’intervista ad Angela Vettese: “Quella cassetta vhs conteneva un'infinità di frame e in ciascuno di quei frame c'erano attimi di un vissuto di cui mi sentivo ugualmente partecipe ed estraneo, c'erano persone e ambienti a me familiari, ma che allo stesso tempo avevo lasciato. Poi c'era una qualità quasi pittorica nelle immagini sgranate del video, una composizione che potevi decidere con il telecomando in mano, [...] scegliendo tra centinaia di possibilità che venivano fuori bloccando il movimento del video.”

Opere Correlate

Artista: Paci Adrian Mostra tutte le opere (8)


The Wedding, 2007


Centro di permanenza temporanea, 2009


Passages, 2009


The Encounter , 2011


Centro di permanenza temporanea, 2007

Anno: 2014


Donna che si spoglia_46, 2014


Untitled, 2014


Midnight Garden, 2014

Geografia: Italia Albania Mostra tutte le opere (113)


Change, 2009


olbania, 2011


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987

Tema: Attualità Mostra tutte le opere (6)


Senza titolo_39, 2008


Umanità_40, 2011


Nuvole a Venezia_1, 2012


Bagnanti e rocce_45, 2012


Centro di permanenza temporanea, 2007

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Paci Adrian, Interregnum (donna), 2018, Acquerello su carta, 22.5 cm

BIografia

Paci Adrian

Adrian Paci nasce a Scutari in Albania, il 28 gennaio 1969 e dal 2000 vive e lavora tra l’Albania e Milano. La sua vicenda artistica è strettamente legata alla terra d'origine, la sua vita privata infatti si intreccia indissolubilmente con la storia e gli eventi politici della sua Nazione d’origine, ai quali spesso allude nelle sue opere. “La società in cui ho vissuto fino a ventidue anni era fortemente politicizzata. Il potere si manteneva in piedi violentando l'individuo e quando si è sgretolato ha portato miseria e disorientamento.” Figlio di un pittore, Adrian Paci si ricorda come da bambino si divertiva a sfogliare i suoi libri, che non poteva leggere perché scritti in russo, ma dei quali apprezzava già le immagini di Rembrandt, Leonardo, Velazquez e Vermeer. Nel 1987 Adrian Paci si iscrive all'Accademia delle Arti di Tirana, istituzione che impartiva una formazione molto conservatrice, circoscritta all'insegnamento della pittura figurativa. È proprio nel corso degli anni novanta, in seguito alla caduta del muro di Berlino, che si risvegliano le coscienze degli albanesi: essi si rendono conto dell'arretratezza non solo economica ma anche culturale nella quale versa il loro paese; basti pensare che, nel 1990, Paci organizza con altri studenti dell'Accademia uno sciopero per rivendicare il libero accesso, in biblioteca, ai libri di Picasso: “In Albania l'informazione sull'arte arrivava fino all'impressionismo. Quello che veniva dopo si considerava arte degenerata e ogni approccio poteva risultare pericoloso. [...] Mi ricordo con quale entusiasmo leggevo per la prima volta nel 1993 Lo spirituale nell'arte di Kandinskij, o i testi di Klee.” Nel 1992 Paci si trasferisce grazie ad una borsa di studio vinta per il corso di “Arte e liturgia” presso l'istituto Beato Angelico, a Milano, città nella quale assapora per la prima volta il gusto della libertà e della democrazia. Ritorna nella terra natia nel 1995, nelle vesti di professore di Storia dell'Arte e di Estetica all'Università di Scutari. In questi anni in Albania inizia ad emergere il malcontento popolare e le proteste contro il regime diventano sempre più violente sino a culminare, nel 1997, nell'anarchia: i ribelli si scontrano con il governo depredando i depositi d'armi e fomentando la guerriglia. Nello stesso anno, proprio per sottrarsi a questi disordini, Adrian Paci torna nuovamente a Milano con la moglie e le due figlie, dove inizia una nuova vita lavorando come manovale, decoratore, restauratore e continuando la sua pratica artistica. Lasciandosi alle spalle i vincoli accademici,inizia in via del tutto sperimentale ad utilizzare altre tecniche oltre alla pittura, cimentandosi nel video, nella fotografia e nell'istallazione: “A eccezione della pittura, che ho studiato per anni, con gli altri media mi sento un dilettante. Mi affido più alla forza dello sguardo che a dei trucchi tecnici.” Adrian Paci sente l'esigenza di raccontare storie di vita, quotidiane o straordinarie, di narrare vicende personali che si trasformano in metafora del vivere collettivo, diventando un'esperienza universale. In collezione Iannaccone vi sono numerose opere dell’artista che spaziano dalla scultura Passages realizzata nel 2009 su due mattoni dipinti con tecnica simile ad affresco, alla fotografia come in Centro di permanenza temporanea sempre del 2009 che fin dal titolo fa riferimento al dramma dell’immigrazione dei giorni nostri, dedicando il lavoro ad un luogo di residenza temporanea per immigrati clandestini. Uno scatto fotografico in cui un gruppo di passeggeri immigrati, ammassati su una rampa di scala sospesa sulla lunga pista di un aeroporto, attendono l’arrivo di un aereo che mai arriverà. Tra le opere pittoriche troviamo invece alcuni dipinti tratti dal filmino amatoriale del suo matrimonio. Paci racconta in un’intervista ad Angela Vettese: “Quella cassetta vhs conteneva un'infinità di frame e in ciascuno di quei frame c'erano attimi di un vissuto di cui mi sentivo ugualmente partecipe ed estraneo, c'erano persone e ambienti a me familiari, ma che allo stesso tempo avevo lasciato. Poi c'era una qualità quasi pittorica nelle immagini sgranate del video, una composizione che potevi decidere con il telecomando in mano, [...] scegliendo tra centinaia di possibilità che venivano fuori bloccando il movimento del video.”

Opere Correlate

Artista: Paci Adrian Mostra tutte le opere (8)


The Wedding, 2007


Centro di permanenza temporanea, 2009


Passages, 2009


The Encounter , 2011


Centro di permanenza temporanea, 2007

Anno: 2018 Mostra tutte le opere (13)


Suffragette as a Puta Feminista (Originally a "Votes for Women" postcard from the Ann Lewis Women's Suffrage Collection, 1905-1910), 2018


Autoritratto come animale, 2018


Asino 2018 d.C._59, 2018


L'altra metà , 2018


Li ho persi tutti, 2018

Geografia: Albania Mostra tutte le opere (12)


olbania, 2011


Gli amanti, 2016


Noi ci salveremo, 2016


È invisibile e non si sente l'odore, 2016


Elusive eyes, 2017

Opera

Paci Adrian, Interregnum (uomo), 2018, Acquerello su carta, 22.5 cm

BIografia

Paci Adrian

Adrian Paci nasce a Scutari in Albania, il 28 gennaio 1969 e dal 2000 vive e lavora tra l’Albania e Milano. La sua vicenda artistica è strettamente legata alla terra d'origine, la sua vita privata infatti si intreccia indissolubilmente con la storia e gli eventi politici della sua Nazione d’origine, ai quali spesso allude nelle sue opere. “La società in cui ho vissuto fino a ventidue anni era fortemente politicizzata. Il potere si manteneva in piedi violentando l'individuo e quando si è sgretolato ha portato miseria e disorientamento.” Figlio di un pittore, Adrian Paci si ricorda come da bambino si divertiva a sfogliare i suoi libri, che non poteva leggere perché scritti in russo, ma dei quali apprezzava già le immagini di Rembrandt, Leonardo, Velazquez e Vermeer. Nel 1987 Adrian Paci si iscrive all'Accademia delle Arti di Tirana, istituzione che impartiva una formazione molto conservatrice, circoscritta all'insegnamento della pittura figurativa. È proprio nel corso degli anni novanta, in seguito alla caduta del muro di Berlino, che si risvegliano le coscienze degli albanesi: essi si rendono conto dell'arretratezza non solo economica ma anche culturale nella quale versa il loro paese; basti pensare che, nel 1990, Paci organizza con altri studenti dell'Accademia uno sciopero per rivendicare il libero accesso, in biblioteca, ai libri di Picasso: “In Albania l'informazione sull'arte arrivava fino all'impressionismo. Quello che veniva dopo si considerava arte degenerata e ogni approccio poteva risultare pericoloso. [...] Mi ricordo con quale entusiasmo leggevo per la prima volta nel 1993 Lo spirituale nell'arte di Kandinskij, o i testi di Klee.” Nel 1992 Paci si trasferisce grazie ad una borsa di studio vinta per il corso di “Arte e liturgia” presso l'istituto Beato Angelico, a Milano, città nella quale assapora per la prima volta il gusto della libertà e della democrazia. Ritorna nella terra natia nel 1995, nelle vesti di professore di Storia dell'Arte e di Estetica all'Università di Scutari. In questi anni in Albania inizia ad emergere il malcontento popolare e le proteste contro il regime diventano sempre più violente sino a culminare, nel 1997, nell'anarchia: i ribelli si scontrano con il governo depredando i depositi d'armi e fomentando la guerriglia. Nello stesso anno, proprio per sottrarsi a questi disordini, Adrian Paci torna nuovamente a Milano con la moglie e le due figlie, dove inizia una nuova vita lavorando come manovale, decoratore, restauratore e continuando la sua pratica artistica. Lasciandosi alle spalle i vincoli accademici,inizia in via del tutto sperimentale ad utilizzare altre tecniche oltre alla pittura, cimentandosi nel video, nella fotografia e nell'istallazione: “A eccezione della pittura, che ho studiato per anni, con gli altri media mi sento un dilettante. Mi affido più alla forza dello sguardo che a dei trucchi tecnici.” Adrian Paci sente l'esigenza di raccontare storie di vita, quotidiane o straordinarie, di narrare vicende personali che si trasformano in metafora del vivere collettivo, diventando un'esperienza universale. In collezione Iannaccone vi sono numerose opere dell’artista che spaziano dalla scultura Passages realizzata nel 2009 su due mattoni dipinti con tecnica simile ad affresco, alla fotografia come in Centro di permanenza temporanea sempre del 2009 che fin dal titolo fa riferimento al dramma dell’immigrazione dei giorni nostri, dedicando il lavoro ad un luogo di residenza temporanea per immigrati clandestini. Uno scatto fotografico in cui un gruppo di passeggeri immigrati, ammassati su una rampa di scala sospesa sulla lunga pista di un aeroporto, attendono l’arrivo di un aereo che mai arriverà. Tra le opere pittoriche troviamo invece alcuni dipinti tratti dal filmino amatoriale del suo matrimonio. Paci racconta in un’intervista ad Angela Vettese: “Quella cassetta vhs conteneva un'infinità di frame e in ciascuno di quei frame c'erano attimi di un vissuto di cui mi sentivo ugualmente partecipe ed estraneo, c'erano persone e ambienti a me familiari, ma che allo stesso tempo avevo lasciato. Poi c'era una qualità quasi pittorica nelle immagini sgranate del video, una composizione che potevi decidere con il telecomando in mano, [...] scegliendo tra centinaia di possibilità che venivano fuori bloccando il movimento del video.”

Opere Correlate

Artista: Paci Adrian Mostra tutte le opere (8)


The Wedding, 2007


Centro di permanenza temporanea, 2009


Passages, 2009


The Encounter , 2011


Centro di permanenza temporanea, 2007

Anno: 2018 Mostra tutte le opere (13)


Suffragette as a Puta Feminista (Originally a "Votes for Women" postcard from the Ann Lewis Women's Suffrage Collection, 1905-1910), 2018


Autoritratto come animale, 2018


Asino 2018 d.C._59, 2018


L'altra metà , 2018


Li ho persi tutti, 2018

Geografia: Albania Mostra tutte le opere (12)


olbania, 2011


Gli amanti, 2016


Noi ci salveremo, 2016


È invisibile e non si sente l'odore, 2016


Elusive eyes, 2017

Tema: Uomo Mostra tutte le opere (11)


The Rookman, 2017


Gli amanti, 2016


È invisibile e non si sente l'odore, 2016


I've been gone too long, 2017


Le vacanze dei Bag-hands, 2017