Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Sassu Aligi, Concerto, 1930, olio su tela, 65 cm

BIografia

Sassu Aligi

Aligi Sassu è nato a Milano nel 1912 ed è morto a Palma di Maiorca nell’estate 2000. Abbandonata definitivamente la giovanile esperienza futurista, Sassu si dedicò, a partire dal 1929, alla realizzazione di una corposa quanto fortunata serie, definita degli Uomini rossi, e popolata di centinaia di personaggi maschili ritratti in attività quotidiane, o desunti dalla mitologia. In questo gruppo di opere si afferma quella predilezione individuata da Raffaello Giolli per un “rosso incendiario e amaro, che ha il sapore del sangue, rosso che non canta, non squilla, non scalda, ma brucia e stupisce, è davvero per noi, qualcosa di vivo, una nota dell’anima, una ricerca di profondità”. Ambienti indefiniti o descritti sommariamente ospitano gruppi di giovani dalla fisicità esile e acerba, quasi sempre nudi, che Raffaele De Grada descrisse come “adolescenti che si ergono in un fondo vascolare con gli occhi fiammeggianti di chi ascolta la vaga voce di un oracolo che predice future verità”, individuando peraltro una “parentela” fra questi giovani corpi e gli “uomini nudi” dipinti nei medesimi anni da Scipione. Entrambi gli artisti stravolsero con le loro figure le regole dell’anatomia e si discostarono dal modello monumentale e muscoloso della fisicità novecentista. L’atmosfera sospesa e meditativa delle tele di Sassu rimanda a un’indagine profondamente esistenziale, a una ricerca dei sentimenti e degli stati d’animo più intimi dell’umanità, e dei suoi archetipi. “La sua mitologia non si risolve in un manierismo classico, né in un vaniloquio letterario, né in esteriorità. Ogni figura si trova governata da un’umanità presente a se stessa, cioè risolta nei confini dello stesso quadro”. In collezione Iannaccone vi sono oltre ai Dioscuri e agli uomini rossi del Concerto anche un nutrito gruppo di disegni nonché una tela del 1941 dal titolo Nu au divan vert molto cara al collezionista. Questo prorompente nudo femminile segna un momento di passaggio nella carriera di Sassu, che dal 1941 al 1948 si dedicò alla creazione di un ciclo ispirato alla celebre novella francese La Maison Tellier di Guy de Maupassant. L’opera offrì all’artista l’occasione per affrontare il tema della “casa di piacere”, interpretato come momento di svago di quella mondanità borghese precedentemente descritta nei Caffè. La presenza dei nudi nelle opere di Sassu si allontanava da qualsiasi intento moralistico, come dichiarò lui stesso: “Il mio punto di vista è [invece] la constatazione d’una condanna, d’una condizione umana degradante, dalla quale è possibile salvarci con l’umanità stessa delle creature”. Fra i suoi modelli figurativi si riconosce l’Olympia di Manet, da cui deduce il taglio diagonale della composizione. L’attitudine cromatica di Sassu si manifesta liberamente in questo dipinto, in cui l’artista si serve di una cromia fiammeggiante, e nel quale domina il rosso sanguigno del corpo.

Opere Correlate

Artista: Sassu Aligi


Dioscuri, 1931


Nu au divan vert, 1941

Anno: 1930 Mostra tutte le opere (6)


Attirbuito a Alberto Ziveri Lungotevere, 1930


Autoritratto, 1930


I masturbatori / La coppia scombinata, 1930


Profeta in vista di Gerusalemme, 1930


Il Cardinale Vannutelli sul letto di morte, 1930

Movimento: Corrente Mostra tutte le opere (43)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940

Tema: Aggregazione Strumenti Mostra tutte le opere (39)


Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941


I poeti, 1935


La nuova Ecumene, 1935

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Sassu Aligi, Dioscuri, 1931, olio su tela, 70 cm

BIografia

Sassu Aligi

Aligi Sassu è nato a Milano nel 1912 ed è morto a Palma di Maiorca nell’estate 2000. Abbandonata definitivamente la giovanile esperienza futurista, Sassu si dedicò, a partire dal 1929, alla realizzazione di una corposa quanto fortunata serie, definita degli Uomini rossi, e popolata di centinaia di personaggi maschili ritratti in attività quotidiane, o desunti dalla mitologia. In questo gruppo di opere si afferma quella predilezione individuata da Raffaello Giolli per un “rosso incendiario e amaro, che ha il sapore del sangue, rosso che non canta, non squilla, non scalda, ma brucia e stupisce, è davvero per noi, qualcosa di vivo, una nota dell’anima, una ricerca di profondità”. Ambienti indefiniti o descritti sommariamente ospitano gruppi di giovani dalla fisicità esile e acerba, quasi sempre nudi, che Raffaele De Grada descrisse come “adolescenti che si ergono in un fondo vascolare con gli occhi fiammeggianti di chi ascolta la vaga voce di un oracolo che predice future verità”, individuando peraltro una “parentela” fra questi giovani corpi e gli “uomini nudi” dipinti nei medesimi anni da Scipione. Entrambi gli artisti stravolsero con le loro figure le regole dell’anatomia e si discostarono dal modello monumentale e muscoloso della fisicità novecentista. L’atmosfera sospesa e meditativa delle tele di Sassu rimanda a un’indagine profondamente esistenziale, a una ricerca dei sentimenti e degli stati d’animo più intimi dell’umanità, e dei suoi archetipi. “La sua mitologia non si risolve in un manierismo classico, né in un vaniloquio letterario, né in esteriorità. Ogni figura si trova governata da un’umanità presente a se stessa, cioè risolta nei confini dello stesso quadro”. In collezione Iannaccone vi sono oltre ai Dioscuri e agli uomini rossi del Concerto anche un nutrito gruppo di disegni nonché una tela del 1941 dal titolo Nu au divan vert molto cara al collezionista. Questo prorompente nudo femminile segna un momento di passaggio nella carriera di Sassu, che dal 1941 al 1948 si dedicò alla creazione di un ciclo ispirato alla celebre novella francese La Maison Tellier di Guy de Maupassant. L’opera offrì all’artista l’occasione per affrontare il tema della “casa di piacere”, interpretato come momento di svago di quella mondanità borghese precedentemente descritta nei Caffè. La presenza dei nudi nelle opere di Sassu si allontanava da qualsiasi intento moralistico, come dichiarò lui stesso: “Il mio punto di vista è [invece] la constatazione d’una condanna, d’una condizione umana degradante, dalla quale è possibile salvarci con l’umanità stessa delle creature”. Fra i suoi modelli figurativi si riconosce l’Olympia di Manet, da cui deduce il taglio diagonale della composizione. L’attitudine cromatica di Sassu si manifesta liberamente in questo dipinto, in cui l’artista si serve di una cromia fiammeggiante, e nel quale domina il rosso sanguigno del corpo.

Opere Correlate

Artista: Sassu Aligi


Concerto, 1930


Nu au divan vert, 1941

Anno: 1931


L'Arlecchino, 1931


La Famiglia, 1931


Uliveto ad Arenzano, 1931


Yom Kippur in the Sinagogue, 1931

Movimento: Corrente Mostra tutte le opere (43)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940

Tema: Ritratto Nudo La coppia Mostra tutte le opere (174)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Sassu Aligi, Nu au divan vert, 1941, olio su tela, 97 cm

BIografia

Sassu Aligi

Aligi Sassu è nato a Milano nel 1912 ed è morto a Palma di Maiorca nell’estate 2000. Abbandonata definitivamente la giovanile esperienza futurista, Sassu si dedicò, a partire dal 1929, alla realizzazione di una corposa quanto fortunata serie, definita degli Uomini rossi, e popolata di centinaia di personaggi maschili ritratti in attività quotidiane, o desunti dalla mitologia. In questo gruppo di opere si afferma quella predilezione individuata da Raffaello Giolli per un “rosso incendiario e amaro, che ha il sapore del sangue, rosso che non canta, non squilla, non scalda, ma brucia e stupisce, è davvero per noi, qualcosa di vivo, una nota dell’anima, una ricerca di profondità”. Ambienti indefiniti o descritti sommariamente ospitano gruppi di giovani dalla fisicità esile e acerba, quasi sempre nudi, che Raffaele De Grada descrisse come “adolescenti che si ergono in un fondo vascolare con gli occhi fiammeggianti di chi ascolta la vaga voce di un oracolo che predice future verità”, individuando peraltro una “parentela” fra questi giovani corpi e gli “uomini nudi” dipinti nei medesimi anni da Scipione. Entrambi gli artisti stravolsero con le loro figure le regole dell’anatomia e si discostarono dal modello monumentale e muscoloso della fisicità novecentista. L’atmosfera sospesa e meditativa delle tele di Sassu rimanda a un’indagine profondamente esistenziale, a una ricerca dei sentimenti e degli stati d’animo più intimi dell’umanità, e dei suoi archetipi. “La sua mitologia non si risolve in un manierismo classico, né in un vaniloquio letterario, né in esteriorità. Ogni figura si trova governata da un’umanità presente a se stessa, cioè risolta nei confini dello stesso quadro”. In collezione Iannaccone vi sono oltre ai Dioscuri e agli uomini rossi del Concerto anche un nutrito gruppo di disegni nonché una tela del 1941 dal titolo Nu au divan vert molto cara al collezionista. Questo prorompente nudo femminile segna un momento di passaggio nella carriera di Sassu, che dal 1941 al 1948 si dedicò alla creazione di un ciclo ispirato alla celebre novella francese La Maison Tellier di Guy de Maupassant. L’opera offrì all’artista l’occasione per affrontare il tema della “casa di piacere”, interpretato come momento di svago di quella mondanità borghese precedentemente descritta nei Caffè. La presenza dei nudi nelle opere di Sassu si allontanava da qualsiasi intento moralistico, come dichiarò lui stesso: “Il mio punto di vista è [invece] la constatazione d’una condanna, d’una condizione umana degradante, dalla quale è possibile salvarci con l’umanità stessa delle creature”. Fra i suoi modelli figurativi si riconosce l’Olympia di Manet, da cui deduce il taglio diagonale della composizione. L’attitudine cromatica di Sassu si manifesta liberamente in questo dipinto, in cui l’artista si serve di una cromia fiammeggiante, e nel quale domina il rosso sanguigno del corpo.

Opere Correlate

Artista: Sassu Aligi


Concerto, 1930


Dioscuri, 1931

Anno: 1941 Mostra tutte le opere (9)


Il circo, 1941


Ragazza, 1941


Soprabito sul divano, 1941


Signora col cappello (ritratto di Enrica Cavallo), 1941


Ritratto di Ernesto Treccani, 1941

Movimento: Corrente Mostra tutte le opere (43)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940

Tema: Nudo Mostra tutte le opere (46)


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Mithology, 2001-2008


Mithology , 2001-2008

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940