Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Badodi Arnaldo, Ballerine, 1938, olio su tela, 65.5 cm

BIografia

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

Opere Correlate

Artista: Badodi Arnaldo Mostra tutte le opere (7)


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Anno: 1938 Mostra tutte le opere (6)


L'armadio, 1938


Le Signorine Rossi, 1938


Ballerina, 1938


Natura morta con garofani e frutta, 1938


Ritratto di Mimise, 1938

Movimento: Corrente Mostra tutte le opere (43)


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Tema: Ballerine


Ballerina with Action Man Parts, 2005


Ballerina, 1938

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940

Opera

Badodi Arnaldo, L'armadio, 1938, olio su tela, 54.5 cm

BIografia

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

Opere Correlate

Artista: Badodi Arnaldo Mostra tutte le opere (7)


Ballerine, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Anno: 1938 Mostra tutte le opere (6)


Ballerine, 1938


Le Signorine Rossi, 1938


Ballerina, 1938


Natura morta con garofani e frutta, 1938


Ritratto di Mimise, 1938

Movimento: Corrente Mostra tutte le opere (43)


Ballerine, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Tema: Natura Morta Mostra tutte le opere (31)


Soprabito sul divano, 1941


Senza titolo, 2013


Pesce e coltello, 1940


Man on Bed with Birds, 2010


Natura Morta,

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940

Opera

Badodi Arnaldo, Caffè, 1940, olio su compensato, 48 cm

BIografia

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

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Artista: Badodi Arnaldo Mostra tutte le opere (7)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Anno: 1940 Mostra tutte le opere (8)


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il suonatore di flauto, 1940


Pesce e coltello, 1940


Ritratto di Mario Alicata, 1940

Movimento: Corrente Mostra tutte le opere (43)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Tema: Aggregazione Mostra tutte le opere (33)


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941


I poeti, 1935


La nuova Ecumene, 1935


Il caos, 1936

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Donna al Caffè, 1940

Opera

Badodi Arnaldo, Donna al Caffè, 1940, olio su tavola, 40 cm

BIografia

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

Opere Correlate

Artista: Badodi Arnaldo Mostra tutte le opere (7)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Anno: 1940 Mostra tutte le opere (8)


Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il suonatore di flauto, 1940


Pesce e coltello, 1940


Ritratto di Mario Alicata, 1940

Movimento: Corrente Mostra tutte le opere (43)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Tema: Ritratto Mostra tutte le opere (126)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Pola Eros, 2007

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Badodi Arnaldo, Il biliardo, 1940, olio su tela, 69 cm

BIografia

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

Opere Correlate

Artista: Badodi Arnaldo Mostra tutte le opere (7)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il circo, 1941

Anno: 1940 Mostra tutte le opere (8)


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il suonatore di flauto, 1940


Pesce e coltello, 1940


Ritratto di Mario Alicata, 1940

Movimento: Corrente Mostra tutte le opere (43)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il circo, 1941

Tema: Aggregazione Mostra tutte le opere (33)


Caffè, 1940


Il circo, 1941


I poeti, 1935


La nuova Ecumene, 1935


Il caos, 1936

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Badodi Arnaldo, Il circo, 1941, olio su tela, 55 cm

BIografia

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

Opere Correlate

Artista: Badodi Arnaldo Mostra tutte le opere (7)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940

Anno: 1941 Mostra tutte le opere (9)


Ragazza, 1941


Soprabito sul divano, 1941


Signora col cappello (ritratto di Enrica Cavallo), 1941


Ritratto di Ernesto Treccani, 1941


Il Foro Bonaparte a Milano, 1941

Movimento: Corrente Mostra tutte le opere (43)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940

Tema: Aggregazione La coppia Mostra tutte le opere (58)


Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941


I poeti, 1935


La nuova Ecumene, 1935

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Badodi Arnaldo, Ragazza, 1941, olio su tela, 39.5 cm

BIografia

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

Opere Correlate

Artista: Badodi Arnaldo Mostra tutte le opere (7)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940

Anno: 1941 Mostra tutte le opere (9)


Il circo, 1941


Soprabito sul divano, 1941


Signora col cappello (ritratto di Enrica Cavallo), 1941


Ritratto di Ernesto Treccani, 1941


Il Foro Bonaparte a Milano, 1941

Movimento: Corrente Mostra tutte le opere (43)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940

Tema: Ritratto Mostra tutte le opere (126)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Pola Eros, 2007

Tecnica: Pittura Mostra tutte le opere (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Opera

Badodi Arnaldo, Soprabito sul divano, 1941, olio su tela, 60 cm

BIografia

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

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