Collezione Giuseppe Iannaccone

Artwork

Badodi Arnaldo, Ballerine, 1938, oil on canvas, 65.5 cm

Biography

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

Related Artworks

Artist: Badodi Arnaldo View all (7)


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Year: 1938 View all (6)


L'armadio, 1938


Le Signorine Rossi, 1938


Ballerina, 1938


Natura morta con garofani e frutta, 1938


Ritratto di Mimise, 1938

Subject: Ballerine


Ballerina with Action Man Parts, 2005


Ballerina, 1938

Tecnique: Painting View all (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940

Movement: Corrente View all (43)


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Artwork

Badodi Arnaldo, L'armadio, 1938, oil on canvas, 54.5 cm

Biography

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

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Ballerine, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Year: 1938 View all (6)


Ballerine, 1938


Le Signorine Rossi, 1938


Ballerina, 1938


Natura morta con garofani e frutta, 1938


Ritratto di Mimise, 1938

Subject: Still life View all (31)


Soprabito sul divano, 1941


Senza titolo, 2013


Pesce e coltello, 1940


Man on Bed with Birds, 2010


Natura Morta,

Tecnique: Painting View all (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940

Movement: Corrente View all (43)


Ballerine, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Artwork

Badodi Arnaldo, Caffè, 1940, oil on plywood, 48 cm

Biography

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

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Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Year: 1940 View all (8)


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il suonatore di flauto, 1940


Pesce e coltello, 1940


Ritratto di Mario Alicata, 1940

Subject: Aggregation View all (33)


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941


I poeti, 1935


La nuova Ecumene, 1935


Il caos, 1936

Tecnique: Painting View all (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Donna al Caffè, 1940

Movement: Corrente View all (43)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Artwork

Badodi Arnaldo, Donna al Caffè, 1940, oil on wood, 40 cm

Biography

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

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Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Year: 1940 View all (8)


Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il suonatore di flauto, 1940


Pesce e coltello, 1940


Ritratto di Mario Alicata, 1940

Subject: Portrait View all (126)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Pola Eros, 2007

Tecnique: Painting View all (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Movement: Corrente View all (43)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941

Artwork

Badodi Arnaldo, Il biliardo, 1940, oil on canvas, 69 cm

Biography

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

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Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il circo, 1941

Year: 1940 View all (8)


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il suonatore di flauto, 1940


Pesce e coltello, 1940


Ritratto di Mario Alicata, 1940

Subject: Aggregation View all (33)


Caffè, 1940


Il circo, 1941


I poeti, 1935


La nuova Ecumene, 1935


Il caos, 1936

Tecnique: Painting View all (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Movement: Corrente View all (43)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il circo, 1941

Artwork

Badodi Arnaldo, Il circo, 1941, oil on canvas, 55 cm

Biography

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

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Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940

Year: 1941 View all (9)


Ragazza, 1941


Soprabito sul divano, 1941


Signora col cappello (ritratto di Enrica Cavallo), 1941


Ritratto di Ernesto Treccani, 1941


Il Foro Bonaparte a Milano, 1941

Subject: Aggregation The couple View all (58)


Caffè, 1940


Il biliardo, 1940


Il circo, 1941


I poeti, 1935


La nuova Ecumene, 1935

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Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

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Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940

Artwork

Badodi Arnaldo, Ragazza, 1941, oil on canvas, 39.5 cm

Biography

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

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Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940

Year: 1941 View all (9)


Il circo, 1941


Soprabito sul divano, 1941


Signora col cappello (ritratto di Enrica Cavallo), 1941


Ritratto di Ernesto Treccani, 1941


Il Foro Bonaparte a Milano, 1941

Subject: Portrait View all (126)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Pola Eros, 2007

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Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

Movement: Corrente View all (43)


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940

Artwork

Badodi Arnaldo, Soprabito sul divano, 1941, oil on canvas, 60 cm

Biography

Badodi Arnaldo

Arnaldo Badodi è nato a Milano nel marzo 1913 ed è morto a Kamenskovo nel 1943. In collezione Iannaccone sono racchiusi armadi da cui straripano abiti fuori moda, giovani donne sedute a far bella mostra di sè immerse nei loro pensieri davanti a un bicchiere di Campari; odalische e saltimbanchi delusi e inquieti sul palcoscenico a raccontare una favola fuori dal tempo e piccole figure dipinte attorno ad un tavolo da biliardo al dopolavoro ferroroviario. Persone comuni che fanno grande questo piccolo mondo e che secondo l’artista sono le uniche degne di essere rappresentate. Nella sua camera da letto, il cui spazio ristretto è descritto dall’angolo creato dalla libreria e dal divano, vi è un cappotto accompagnato da una serie di oggetti abbandonati frettolosamente e in disordine che, sostituendosi alla figura di donna, dona al dipinto un sottofondo di lieve inquietudine. Il soprabito pare essere animato, con quella manica sinistra che cadendo dal letto non ne segue i profili, ma resta sospesa. Il suo occhio, con quella costante inquadratura “fotografica”, un tenero omaggio al padre “ritrattista dell’obiettivo” dei signori della vecchia Milano, è compassionevole, bonario, contraddistinto secondo il critico Marco Valsecchi da “un’ironia charlottiana profondamente patetica, fatta di quell’incrocio indistinto fra sorriso e compatimento che Charlot espresse in maniera indimenticabile nella famosa danza dei panini nella Febbre dell’oro o negli ultimi fotogrammi del Circo, quando l’omino è solo sulla strada infinita”. L’artista Piero Gauli lo ricordava “ancora fieramente in sella alla “Bianchi superlusso” […] pedalare per via Senato, corso Venezia, via Spiga, via S. Andrea, come in una parata d’addio che l’avrebbe condotto, le piume al vento, nell’uniforme del 3° Bersaglieri, lontano fino a svanire nella tremendità, lui bruno, di una dissolvenza tragicamente bianca”. Muore disperso in Russia e lui lo sapeva. Lo racconta in un dipinto gelosamente nascosto sul retro di un Caffè e intitolato il Suicidio del pittore. Secondo Giuseppe Iannaccone “nel Suicidio l’artista si impicca per porre fine alla sua emarginazione, mentre nel Caffè, pur tra la moltitudine che affolla il locale, ogni persona sembra chiudersi nella propria dimensione, seguendo il nulla con lo sguardo. Credo che Badodi, di carattere schivo, provasse questa solitudine in prima persona: solo con la pittura riusciva a esprimere ciò che provava, come accade in queste due tavole, che raccontano del triste presagio di morte che lo tormentava. La sedia vuota del caffè indica chiaramente un’assenza. Ma chi manca? Non è forse l’artista impiccatosi nella scena del Suicidio? Fu proprio questo intrigo, questo doppio presagio, che mi convinse a non dividere mai i due dipinti. Badodi li aveva voluti insieme e dividerli sarebbe stato come tradirlo. E pochi anni dopo il povero Badodi, appena trentenne, morì davvero in guerra”.

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Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940

Year: 1941 View all (9)


Il circo, 1941


Ragazza, 1941


Signora col cappello (ritratto di Enrica Cavallo), 1941


Ritratto di Ernesto Treccani, 1941


Il Foro Bonaparte a Milano, 1941

Subject: Portrait Still life View all (161)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Pola Eros, 2007

Tecnique: Painting View all (167)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940

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Ballerine, 1938


L'armadio, 1938


Caffè, 1940


Donna al Caffè, 1940


Il biliardo, 1940