Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Gennari Francesco, Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004, stampa gelatina d'argento, 12 cm

BIografia

Gennari Francesco

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

Opere Correlate

Artista: Gennari Francesco Mostra tutte le opere (11)


Autoritratto con, 2006


Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006


Autoritratto come Universo, 2009


Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009


Autoritratto su menta, 2009

Anno: 2004 Mostra tutte le opere (13)


Trista Sarah and Reina - VENDUTO, 2004


Yoko XII Twin, 2004


Florentin, 2004


Untitled, 2004


Girl with haunched shoulders, 2004

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (97)


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987


Senza titolo, 1993


Senza titolo, 2013

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (43)


olbania, 2011


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Mithology, 2001-2008

Opera

Gennari Francesco, Autoritratto con, 2006, stampa lambda, 21.5 cm

BIografia

Gennari Francesco

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

Opere Correlate

Artista: Gennari Francesco Mostra tutte le opere (11)


Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004


Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006


Autoritratto come Universo, 2009


Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009


Autoritratto su menta, 2009

Anno: 2006 Mostra tutte le opere (17)


Bronze Rat, 2006


The Overthinker in a Ticket, 2006


The Resemblance, 2006


Bat opera (1, 2, 3, 4, 5), 2006


Stripped of the Gun, 2006

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (97)


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987


Senza titolo, 1993


Senza titolo, 2013

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (26)


Bronze Rat, 2006


Io seduto nella stanza - in penombra, 1977


Autoritratto seduto a terra, 1978-1980


Autoritratto , 1989


?Quién puede borrar las huellas?, 2003

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (43)


olbania, 2011


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Mithology, 2001-2008

Opera

Gennari Francesco, Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006, scultura in marmo nero e gin, 11 × 11 cm

Detail

Photo credit: Archivio Francesco Gennari

BIografia

Gennari Francesco

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

Opere Correlate

Artista: Gennari Francesco Mostra tutte le opere (11)


Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004


Autoritratto con, 2006


Autoritratto come Universo, 2009


Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009


Autoritratto su menta, 2009

Anno: 2006 Mostra tutte le opere (17)


Bronze Rat, 2006


The Overthinker in a Ticket, 2006


The Resemblance, 2006


Bat opera (1, 2, 3, 4, 5), 2006


Stripped of the Gun, 2006

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (97)


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987


Senza titolo, 1993


Senza titolo, 2013

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (26)


Bronze Rat, 2006


Io seduto nella stanza - in penombra, 1977


Autoritratto seduto a terra, 1978-1980


Autoritratto , 1989


?Quién puede borrar las huellas?, 2003

Tecnica: Scultura Mostra tutte le opere (37)


Skull of Minuso, 2007


Untitled (Empiricist), 2009


Ballerina with Action Man Parts, 2005


Bronze Rat, 2006


Testa di ragazzo, 1932-1935

Opera

Gennari Francesco, Autoritratto come Universo, 2009, stampa lambda su dibond, 35 cm

BIografia

Gennari Francesco

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

Opere Correlate

Artista: Gennari Francesco Mostra tutte le opere (11)


Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004


Autoritratto con, 2006


Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006


Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009


Autoritratto su menta, 2009

Anno: 2009 Mostra tutte le opere (11)


Untitled (Empiricist), 2009


Untitled (Laissez Faire), 2009


Ubu roi (The War March), 2009


Senza titolo , 2009


Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (97)


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987


Senza titolo, 1993


Senza titolo, 2013

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (26)


Bronze Rat, 2006


Io seduto nella stanza - in penombra, 1977


Autoritratto seduto a terra, 1978-1980


Autoritratto , 1989


?Quién puede borrar las huellas?, 2003

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (43)


olbania, 2011


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Mithology, 2001-2008

Opera

Gennari Francesco, Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009, stampa lambda, 40 cm

BIografia

Gennari Francesco

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

Opere Correlate

Artista: Gennari Francesco Mostra tutte le opere (11)


Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004


Autoritratto con, 2006


Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006


Autoritratto come Universo, 2009


Autoritratto su menta, 2009

Anno: 2009 Mostra tutte le opere (11)


Untitled (Empiricist), 2009


Untitled (Laissez Faire), 2009


Ubu roi (The War March), 2009


Senza titolo , 2009


Autoritratto come Universo, 2009

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (97)


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987


Senza titolo, 1993


Senza titolo, 2013

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (26)


Bronze Rat, 2006


Io seduto nella stanza - in penombra, 1977


Autoritratto seduto a terra, 1978-1980


Autoritratto , 1989


?Quién puede borrar las huellas?, 2003

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (43)


olbania, 2011


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Mithology, 2001-2008

Opera

Gennari Francesco, Autoritratto su menta, 2009, stampa epson su carta, 40 cm

BIografia

Gennari Francesco

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

Opere Correlate

Artista: Gennari Francesco Mostra tutte le opere (11)


Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004


Autoritratto con, 2006


Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006


Autoritratto come Universo, 2009


Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Anno: 2009 Mostra tutte le opere (11)


Untitled (Empiricist), 2009


Untitled (Laissez Faire), 2009


Ubu roi (The War March), 2009


Senza titolo , 2009


Autoritratto come Universo, 2009

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (97)


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987


Senza titolo, 1993


Senza titolo, 2013

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (26)


Bronze Rat, 2006


Io seduto nella stanza - in penombra, 1977


Autoritratto seduto a terra, 1978-1980


Autoritratto , 1989


?Quién puede borrar las huellas?, 2003

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (43)


olbania, 2011


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Mithology, 2001-2008

Opera

Gennari Francesco, Autoritratto come Eclissi di Sole, 2010, stampa epson su carta 100% cotone, 39 cm

BIografia

Gennari Francesco

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

Opere Correlate

Artista: Gennari Francesco Mostra tutte le opere (11)


Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004


Autoritratto con, 2006


Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006


Autoritratto come Universo, 2009


Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Anno: 2010 Mostra tutte le opere (12)


Untitled (Eel Sellers), 2010


Senza titolo , 2010


Man on Bed with Birds, 2010


Carla (Piccolissimo)_36, 2010


Senza titolo (Natura morta con piatto e osso)_38, 2010

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (97)


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987


Senza titolo, 1993


Senza titolo, 2013

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (26)


Bronze Rat, 2006


Io seduto nella stanza - in penombra, 1977


Autoritratto seduto a terra, 1978-1980


Autoritratto , 1989


?Quién puede borrar las huellas?, 2003

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (43)


olbania, 2011


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Mithology, 2001-2008

Opera

Gennari Francesco, Autoritratto come origine del cielo diurno, 2011, stampa epson su carta 100% cotone, 39 cm

BIografia

Gennari Francesco

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

Opere Correlate

Artista: Gennari Francesco Mostra tutte le opere (11)


Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004


Autoritratto con, 2006


Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006


Autoritratto come Universo, 2009


Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Anno: 2011 Mostra tutte le opere (16)


olbania, 2011


Bear, 2011


Woods, 2011


Coulorphobic Clown, 2011


Summer Canvas III, 2011

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (97)


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987


Senza titolo, 1993


Senza titolo, 2013

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (26)


Bronze Rat, 2006


Io seduto nella stanza - in penombra, 1977


Autoritratto seduto a terra, 1978-1980


Autoritratto , 1989


?Quién puede borrar las huellas?, 2003

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (43)


olbania, 2011


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Mithology, 2001-2008

Opera

Gennari Francesco, Il corpo torna alla terra, l'anima torna al cielo (con una macchia d'amarena nel cuore), 2011, terracotta, gin, sciroppo d'amarena, cielo stellato, 70 × 17 cm

Photo credit: Paolo Semprucci

Photo credit: Paolo Semprucci

BIografia

Gennari Francesco

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

Opere Correlate

Artista: Gennari Francesco Mostra tutte le opere (11)


Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004


Autoritratto con, 2006


Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006


Autoritratto come Universo, 2009


Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Anno: 2011 Mostra tutte le opere (16)


olbania, 2011


Bear, 2011


Woods, 2011


Coulorphobic Clown, 2011


Summer Canvas III, 2011

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (97)


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987


Senza titolo, 1993


Senza titolo, 2013

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (26)


Bronze Rat, 2006


Io seduto nella stanza - in penombra, 1977


Autoritratto seduto a terra, 1978-1980


Autoritratto , 1989


?Quién puede borrar las huellas?, 2003

Tecnica: Scultura Mostra tutte le opere (37)


Skull of Minuso, 2007


Untitled (Empiricist), 2009


Ballerina with Action Man Parts, 2005


Bronze Rat, 2006


Testa di ragazzo, 1932-1935

Opera

Gennari Francesco, Autoritratto come notte, 2013, stampa getto d'inchiostro su carta 100% cotone, 42 cm

BIografia

Gennari Francesco

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

Opere Correlate

Artista: Gennari Francesco Mostra tutte le opere (11)


Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004


Autoritratto con, 2006


Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006


Autoritratto come Universo, 2009


Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Anno: 2013 Mostra tutte le opere (6)


Senza titolo, 2013


Senza titolo, 2013


Piedra, 2013


Canestro da basket con uccellino, 2013


Il citofono dell'avvocato, 2013

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (97)


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987


Senza titolo, 1993


Senza titolo, 2013

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (26)


Bronze Rat, 2006


Io seduto nella stanza - in penombra, 1977


Autoritratto seduto a terra, 1978-1980


Autoritratto , 1989


?Quién puede borrar las huellas?, 2003

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (43)


olbania, 2011


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Mithology, 2001-2008

Opera

Gennari Francesco, Autoritratto come tramonto triangolare, 2017, Stampa getto d'inchiostro su carta cotone, 40 cm

BIografia

Gennari Francesco

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

Opere Correlate

Artista: Gennari Francesco Mostra tutte le opere (11)


Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004


Autoritratto con, 2006


Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006


Autoritratto come Universo, 2009


Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Anno: 2017 Mostra tutte le opere (13)


Shhhhh, 2017


The Lion Tamer, 2017


Sala Giochi , 2017


The Rookman, 2017


The ready hands, 2017

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (97)


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987


Senza titolo, 1993


Senza titolo, 2013

Tema: Autoritratto Mostra tutte le opere (26)


Bronze Rat, 2006


Io seduto nella stanza - in penombra, 1977


Autoritratto seduto a terra, 1978-1980


Autoritratto , 1989


?Quién puede borrar las huellas?, 2003

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (43)


olbania, 2011


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Mithology, 2001-2008

Opera

Gennari Francesco, Autoritratto come animale, 2018, stampa a getto d'inchiostro su carta cotone, 43.5 × 4.2 cm

BIografia

Gennari Francesco

Francesco Gennari, nato nel 1973, decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza a soli cinque esami dalla laurea, vive e lavora tra Milano e Pesaro. Riflessivo e misterioso s’ispira all’opera dell’artista e poeta Giorgio de Chirico e al pensiero di Schopenauer e Nietzsche. I temi di fondo dei suoi lavori, così precisi nei particolari da non lasciare nulla al caso riguardano l’esistenza dell’uomo con i suoi limiti e con il desiderio di infinito. Essi nascono “in quel luogo al di là del tempo e dello spazio” che è il suo studio, dove si chiude “per compiere magie ed esperimenti”. Coleotteri, lombrichi, vermi e lumache, trattati con religioso rispetto, animano le sue opere. Legno, marmo, terracotta, panna montata, gin e meringhe i materiali con cui le realizza, “ognuna di loro porta con sé una memoria, un’emozione, una sensazione, e in tal senso mischiare materiali è come mischiare concetti”. Camicia bianca, loden, in pelliccia di scoiattolo nella versione invernale, e Clark’s sono il suo modo, da sempre, non solo di vestire ma di essere. Gennari introduce la figura del demiurgo che “non si riferisce al classico demiurgo platonico”, in cui il divino artigiano contempla le idee plasmando la materia sul modello delle stesse, ma nasce in modo innato “per porsi al centro del mondo affinché questo mondo diventi a sua immagine e somiglianza”. La collezione Iannaccone è l’unica al mondo a possedere tutti gli autoritratti realizzati dall’artista. Su tutti spicca quello tra un quadrato e un triangolo. Due forme geometriche s’incontrano in un blocco di marmo nero del Belgio e si immergono in una vasca di gin in modo che il liquido possa impregnare la porosità del marmo. Il gin rappresenta l’entità astratta che si nasconde l’artista, la cui emotività è parzialmente controllabile, portandolo a delle scelte che ama non con la ragione, bensì con l’istinto. “Quel giorno mi sono svegliato e ho desiderato fortemente essere tra due geometrie perfette e lì riflettere su me stesso”. L’opera di Francesco Gennari è un racconto a più capitoli dove l’ultima delle sue creazioni anzi, dei suoi figli, come ama chiamarli è Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore). Gennari, così come accade per le lumache quando muoiono, abbandona a terra il suo guscio e libera l’anima al calar della sera dove per de Chirico “si fusero i volumi e le forme. Uomini ed animali passavan come ombre silenti
nella luce crepuscolare.
 Luce di sogno lungo. Giungon sordi i rumori strani
solo le ruote della mente roteano vertiginose”. Maurice Blanchot scrisse “ogni vera opera d’arte, non può essere che un’allegoria di un fallimento, ma è solo così che l’artista può tentare di aprire uno spiraglio al di là dei limiti del finito, attraverso una ricerca che non può avere mai fine”.

Opere Correlate

Artista: Gennari Francesco Mostra tutte le opere (11)


Avendo se stessi come unico punto di riferimento, 2004


Autoritratto con, 2006


Autoritratto tra un quadrato e un triangolo, 2006


Autoritratto come Universo, 2009


Autoritratto come parte di paesaggio notturno (tra un triangolo e un cerchio), 2009

Anno: 2018 Mostra tutte le opere (13)


Suffragette as a Puta Feminista (Originally a "Votes for Women" postcard from the Ann Lewis Women's Suffrage Collection, 1905-1910), 2018


Asino 2018 d.C._59, 2018


L'altra metà , 2018


Li ho persi tutti, 2018


Senza Titolo, 2018

Geografia: Italia Mostra tutte le opere (97)


My Fourth Homage, 2003


Le Signorine Rossi, 1938


Sirena ferita, 1987


Senza titolo, 1993


Senza titolo, 2013

Tema: Ritratto Mostra tutte le opere (126)


Untitled (Man/Woman with Shoe on Head), from The Liar series, 1995


Untitled (Study for Painting and Punishment), 2000 - 2003


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Pola Eros, 2007

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (43)


olbania, 2011


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Mithology, 2001-2008