Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Josè Regina Galindo, , , , 110 × 150 cm

BIografia

Josè Regina Galindo

Regina José Galindo, artista tra le più interessanti dell' America centrale, nasce nel 1974 in Guatemala dove attualmente vive e lavora. La sua infanzia e la sua adolescenza coincidono con gli episodi più violenti della guerra del regime di Rios Montt del 1982-1983. "Siamo cresciuti con l'idea che non avremmo potuto fare niente. Non potevamo nemmeno scendere in strada senza che i genitori si preoccupassero per noi. Non capivamo davvero cosa stesse succedendo. Semplicemente avevamo la sensazione che i muri avessero orecchie. La precedente generazione di intellettuali e artisti era stata tutta assassinata, così quando gli accordi di pace furono finalmente firmati scendemmo tutti a manifestare per le strade".

L'artista nelle sue performance e negli scatti fotografici si concentra sulla condizione della donna e su ogni forma di violenza e sottomissione verso le persone subordinate della società. Rinunciando alla strategia contemporanea di seduzione, mette in scena la brutale verità prendendo il posto delle vittime e assumendo lo stato di "sottomessa".  Mettendo talvolta a dura prova lo spettatore, ci rende testimonianza del dolore altrui incarnando il debole, l'umile, il torturato, l'oppresso e mette in evidenza i limiti del corpo e della mente.

"Il mio corpo non come corpo individuale ma un corpo sociale, un corpo collettivo, un corpo globale. Essere o riflettere attraverso me stessa l'esperienza dell'altro; perché tutti siamo noi stessi e al tempo stesso siamo gli altri".

Tra  gli scatti fotografici in collezione Iannaccone il celebre ¿Quien puede borras las huellas? (chi può cancellare le impronte?), tratto dalla performance realizzata nel 2003 e che le è valso nel 2005  il Leone d’Oro alla 51. Biennale di Venezia come miglior giovane artista.  "Ho camminato dalla corte Costituzionale fino al Palazzo Nazionale del Guatemala lasciando una scia di impronte di sangue umano in memoria delle vittime del conflitto armato in Guatemala e contro la candidatura alla presidenza di Efrain Rios Montt, ex militare, genocidi e golpista". Del 2006 è invece la fotografia che prende il titolo dalla performance Limpieza social “Vengo lavata con una pompa a pressione, uno strumento impiegato per disperdere i manifestanti, oppure per lavare i detenuti appena giunti in prigione". Infine Piedra del 2013, uno scatto fotografico che appare, agli occhi dello spettatore una scultura. I corpi sono fragili solo nel loro aspetto ma come una pietra conservano nel tempo ogni sentimento compreso odio e rancore che lei riesce a trasformare in energia e vita.

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Artista: Josè Regina Galindo

Josè Regina Galindo
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Geografia: Guatemala

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Tema: Ritratto Performance Autoritratto Mostra tutte le opere (149)

Francis Alÿs
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Nobuyoshi Araki
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Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (45)

Alterazioni Video
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Nobuyoshi Araki
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Opera

Josè Regina Galindo, , , , 155 × 104 cm

BIografia

Josè Regina Galindo

Regina José Galindo, artista tra le più interessanti dell' America centrale, nasce nel 1974 in Guatemala dove attualmente vive e lavora. La sua infanzia e la sua adolescenza coincidono con gli episodi più violenti della guerra del regime di Rios Montt del 1982-1983. "Siamo cresciuti con l'idea che non avremmo potuto fare niente. Non potevamo nemmeno scendere in strada senza che i genitori si preoccupassero per noi. Non capivamo davvero cosa stesse succedendo. Semplicemente avevamo la sensazione che i muri avessero orecchie. La precedente generazione di intellettuali e artisti era stata tutta assassinata, così quando gli accordi di pace furono finalmente firmati scendemmo tutti a manifestare per le strade".

L'artista nelle sue performance e negli scatti fotografici si concentra sulla condizione della donna e su ogni forma di violenza e sottomissione verso le persone subordinate della società. Rinunciando alla strategia contemporanea di seduzione, mette in scena la brutale verità prendendo il posto delle vittime e assumendo lo stato di "sottomessa".  Mettendo talvolta a dura prova lo spettatore, ci rende testimonianza del dolore altrui incarnando il debole, l'umile, il torturato, l'oppresso e mette in evidenza i limiti del corpo e della mente.

"Il mio corpo non come corpo individuale ma un corpo sociale, un corpo collettivo, un corpo globale. Essere o riflettere attraverso me stessa l'esperienza dell'altro; perché tutti siamo noi stessi e al tempo stesso siamo gli altri".

Tra  gli scatti fotografici in collezione Iannaccone il celebre ¿Quien puede borras las huellas? (chi può cancellare le impronte?), tratto dalla performance realizzata nel 2003 e che le è valso nel 2005  il Leone d’Oro alla 51. Biennale di Venezia come miglior giovane artista.  "Ho camminato dalla corte Costituzionale fino al Palazzo Nazionale del Guatemala lasciando una scia di impronte di sangue umano in memoria delle vittime del conflitto armato in Guatemala e contro la candidatura alla presidenza di Efrain Rios Montt, ex militare, genocidi e golpista". Del 2006 è invece la fotografia che prende il titolo dalla performance Limpieza social “Vengo lavata con una pompa a pressione, uno strumento impiegato per disperdere i manifestanti, oppure per lavare i detenuti appena giunti in prigione". Infine Piedra del 2013, uno scatto fotografico che appare, agli occhi dello spettatore una scultura. I corpi sono fragili solo nel loro aspetto ma come una pietra conservano nel tempo ogni sentimento compreso odio e rancore che lei riesce a trasformare in energia e vita.

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Tema: Nudo Mostra tutte le opere (45)

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Opera

Josè Regina Galindo, , , , 90 × 135 cm

BIografia

Josè Regina Galindo

Regina José Galindo, artista tra le più interessanti dell' America centrale, nasce nel 1974 in Guatemala dove attualmente vive e lavora. La sua infanzia e la sua adolescenza coincidono con gli episodi più violenti della guerra del regime di Rios Montt del 1982-1983. "Siamo cresciuti con l'idea che non avremmo potuto fare niente. Non potevamo nemmeno scendere in strada senza che i genitori si preoccupassero per noi. Non capivamo davvero cosa stesse succedendo. Semplicemente avevamo la sensazione che i muri avessero orecchie. La precedente generazione di intellettuali e artisti era stata tutta assassinata, così quando gli accordi di pace furono finalmente firmati scendemmo tutti a manifestare per le strade".

L'artista nelle sue performance e negli scatti fotografici si concentra sulla condizione della donna e su ogni forma di violenza e sottomissione verso le persone subordinate della società. Rinunciando alla strategia contemporanea di seduzione, mette in scena la brutale verità prendendo il posto delle vittime e assumendo lo stato di "sottomessa".  Mettendo talvolta a dura prova lo spettatore, ci rende testimonianza del dolore altrui incarnando il debole, l'umile, il torturato, l'oppresso e mette in evidenza i limiti del corpo e della mente.

"Il mio corpo non come corpo individuale ma un corpo sociale, un corpo collettivo, un corpo globale. Essere o riflettere attraverso me stessa l'esperienza dell'altro; perché tutti siamo noi stessi e al tempo stesso siamo gli altri".

Tra  gli scatti fotografici in collezione Iannaccone il celebre ¿Quien puede borras las huellas? (chi può cancellare le impronte?), tratto dalla performance realizzata nel 2003 e che le è valso nel 2005  il Leone d’Oro alla 51. Biennale di Venezia come miglior giovane artista.  "Ho camminato dalla corte Costituzionale fino al Palazzo Nazionale del Guatemala lasciando una scia di impronte di sangue umano in memoria delle vittime del conflitto armato in Guatemala e contro la candidatura alla presidenza di Efrain Rios Montt, ex militare, genocidi e golpista". Del 2006 è invece la fotografia che prende il titolo dalla performance Limpieza social “Vengo lavata con una pompa a pressione, uno strumento impiegato per disperdere i manifestanti, oppure per lavare i detenuti appena giunti in prigione". Infine Piedra del 2013, uno scatto fotografico che appare, agli occhi dello spettatore una scultura. I corpi sono fragili solo nel loro aspetto ma come una pietra conservano nel tempo ogni sentimento compreso odio e rancore che lei riesce a trasformare in energia e vita.

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Tema: Nudo Mostra tutte le opere (45)

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Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (45)

Alterazioni Video
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Nobuyoshi Araki
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Nobuyoshi Araki
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Nobuyoshi Araki
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Opera

Josè Regina Galindo, , ,

Regina Jose Galindo, Confesion, 2007, still from video, 2'25''

BIografia

Josè Regina Galindo

Regina José Galindo, artista tra le più interessanti dell' America centrale, nasce nel 1974 in Guatemala dove attualmente vive e lavora. La sua infanzia e la sua adolescenza coincidono con gli episodi più violenti della guerra del regime di Rios Montt del 1982-1983. "Siamo cresciuti con l'idea che non avremmo potuto fare niente. Non potevamo nemmeno scendere in strada senza che i genitori si preoccupassero per noi. Non capivamo davvero cosa stesse succedendo. Semplicemente avevamo la sensazione che i muri avessero orecchie. La precedente generazione di intellettuali e artisti era stata tutta assassinata, così quando gli accordi di pace furono finalmente firmati scendemmo tutti a manifestare per le strade".

L'artista nelle sue performance e negli scatti fotografici si concentra sulla condizione della donna e su ogni forma di violenza e sottomissione verso le persone subordinate della società. Rinunciando alla strategia contemporanea di seduzione, mette in scena la brutale verità prendendo il posto delle vittime e assumendo lo stato di "sottomessa".  Mettendo talvolta a dura prova lo spettatore, ci rende testimonianza del dolore altrui incarnando il debole, l'umile, il torturato, l'oppresso e mette in evidenza i limiti del corpo e della mente.

"Il mio corpo non come corpo individuale ma un corpo sociale, un corpo collettivo, un corpo globale. Essere o riflettere attraverso me stessa l'esperienza dell'altro; perché tutti siamo noi stessi e al tempo stesso siamo gli altri".

Tra  gli scatti fotografici in collezione Iannaccone il celebre ¿Quien puede borras las huellas? (chi può cancellare le impronte?), tratto dalla performance realizzata nel 2003 e che le è valso nel 2005  il Leone d’Oro alla 51. Biennale di Venezia come miglior giovane artista.  "Ho camminato dalla corte Costituzionale fino al Palazzo Nazionale del Guatemala lasciando una scia di impronte di sangue umano in memoria delle vittime del conflitto armato in Guatemala e contro la candidatura alla presidenza di Efrain Rios Montt, ex militare, genocidi e golpista". Del 2006 è invece la fotografia che prende il titolo dalla performance Limpieza social “Vengo lavata con una pompa a pressione, uno strumento impiegato per disperdere i manifestanti, oppure per lavare i detenuti appena giunti in prigione". Infine Piedra del 2013, uno scatto fotografico che appare, agli occhi dello spettatore una scultura. I corpi sono fragili solo nel loro aspetto ma come una pietra conservano nel tempo ogni sentimento compreso odio e rancore che lei riesce a trasformare in energia e vita.

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