Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Bartolini Massimo, My Fourth Homage, 2003, stampa lambda montata su alluminio, 126 × 262 cm

BIografia

Bartolini Massimo

Massimo Bartolini nato a Cecina nel 1962 dove oggi vive e lavora non ha paura nelle sue opere di confrontarsi con gli artisti del passato. My Fourth Homage è un lavoro fotografico in cui una piccola schiera di persone si presenta interrata fino alle ginocchia nei campi di Carmine Carbone, poco distanti dallo studio dell’artista. Mentre l’aspetto performativo dell’opera si ricollega ad una serie di fotografie del 1995, in cui l’artista ricopriva di terra alcune parti del suo corpo, con un gesto di “radicamento vegetale”, l’aspetto testuale risulta legato, in prima analisi, all’opera di Pellizza da Volpedo Il Quarto Stato. Nel celebre dipinto del 1901, inizialmente intitolato Il cammino dei lavoratori, un gruppo di persone viene ritratto nell’atto di camminare avanti, verso lo spettatore, e verso la realizzazione di un futuro nel quale il movimento, l’industrializzazione e i motori, sarebbero diventate caratteristiche imprescindibili della vita moderna. Come l’artista afferma “vi si respira aria di lotta, e di ottimismo”. Nell’opera fotografica My Fourth Homage le persone sono ferme, piantate nella terra. E’ l’immobilità, o l’incapacità di muoversi, che definisce il gruppo di uomini e donne qui rappresentato, dando l’impressione di una determinazione a non muoversi mai più, a non andare mai verso un futuro che soprattutto oggi collega “la parola crescita alla parola morte”. Se agli inizi del secolo la carica rivoluzionaria e innovatrice era riconosciuta nel movimento e nella azione, in My Fourth Hommage è affidata all’immobilità. Un muro di persone, molti sono amici all’artista, che nella loro staticità somiglia al filare di alberi sullo sfondo, diventando come “un’avanguardia vegetale” e creando così una speciale sinergia con la natura: c’è una scelta di campo delle persone fotografate e dell’artista, uno schierarsi dalla parte “dell’eleganza dell’albero, come egli stesso ha sottolineato, piuttosto che della danza della macchina”.

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