Collezione Giuseppe Iannaccone

Opera

Emin Tracey, Suicide, 1999, olio e matita su tela, 26.5 cm

BIografia

Emin Tracey

Tracey Emin è nata a Londra nel 1963 dove tutt’oggi vive e lavora. La sua arte è nota per essere legata a doppio nodo con la sua biografia. Credendo fermamente che avere segreti sia una cosa pericolosa, l’artista apre al mondo il vaso di Pandora delle sue emozioni. La sua onestà è disarmante: ciò che può sembrare esibizionismo gratuito non è altro che il tentativo di comprendere e scendere a patti con i traumatici eventi che hanno segnato la sua vita. “Nel 1992 m’iscrissi a un corso di filosofia che mi fece capire molte cose sull’arte contemporanea mentre prima tutto quello che potevo immaginare erano Edvard Munch e gli affreschi bizantini, Giotto e il primo Rinascimento. La mia mente aveva smesso di lavorare. Non c’era niente di artistico che potesse riempirla ma, dopo il corso di filosofia, nella mia mente si aprì un grande spazio che non avevo mai esplorato prima e realizzai che qualsiasi cosa poteva essere arte. Si tratta della convinzione insita in ciò che fai, è l’essenza del suo percorso di provenienza, quindi è più come un’idea concettuale, anche se poi i miei lavori non hanno sembianze concettuali. Non credo abbia senso fare qualcosa che è già stato fatto. Se hai un messaggio da dare e vuoi essere ascoltato, devi trovare un modo di comunicare che appassioni il pubblico e per me non ne sarebbe valsa la pena se avessi fatto qualcosa che era già stato fatto 50 volte. Sono dovuta scendere a patti con il mio fallimento come artista. E l’artista che provavo ad essere era quello tradizionale, in cui facevo davvero schifo. Dovevo trovare la mia strada. Quindi parlo di esperienza personale…la maggior influenza nella mia vita è la mia vita stessa, non quello che faccio quotidianamente ma ciò che per me ha un senso nel mondo. Perché, ciò che il tuo lavoro diventa, che ti piaccia o meno, è la celebrazione della tua personalità, per via del tuo centro autobiografico e del suo perseguimento”. In collezione di Giuseppe Iannaccone sono presenti due opere realizzate da Tracey Emin, differenti per tecnica e per tematica affrontata. In Suicide, un piccolo disegno del 1999, emerge una forte componente emozionale data da linee veloci e contorte che delineano una figurina nuda il cui volto è stato cancellato con un grafismo violento a causa della morte brutale e auto inflitta del soggetto protagonista. La seconda I’ve Got it All (2000) è una polaroid di grandi dimensioni, che raffigura Tracey Emin con le gambe aperte, mentre spinge il denaro verso i suoi organi genitali. Ancora una volta utilizza la sua vita come catalizzatore per la sua arte, portando l’attenzione sulla sua difficile situazione in cui il sesso, il successo e il denaro vanno a braccetto. Le dimensioni originali di una polaroid probabilmente non erano abbastanza per enfatizzare il concetto che da il titolo all’opera e per questo motivo l’immagine viene sproporzionata per creare l’impatto. “Sto indossando un abito di alta moda firmato Vivienne Weswood che ha realizzato apposta per me e ho tutte queste monete straniere che escono fuori tra le mie gambe. Questo lavoro è sulla fecondità e dice che anche se mi sembrava di avere tutto, non avevo proprio niente. Tutte le cose che pensi che il successo inizi a portare […] io non le ho provate”.

Opere Correlate

Artista: Emin Tracey


I'va got it all, 2000

Anno: 1999 Mostra tutte le opere (10)


Cava Paradiso_11, 1999


Giardino_19, 1999


Silvana che dorme_12, 1999


Spiaggia e roccia_32, 1999


Spiaggia_31, 1999

Geografia: Regno Unito Mostra tutte le opere (27)


Skull of Minuso, 2007


Untitled (Empiricist), 2009


Untitled (Feeding the Gulls), 2007


Untitled (The Eternity Chamber), 2007


Untitled (Girl Feeding Gulls), 2008

Tecnica: Olio su tela Mostra tutte le opere (19)


Eine Kleine Nacht Musiek, 1993


Das geh' ich melden, 2003


Sundenbock, 2005


The Veils, 2001


The Resemblance, 2006

Opera

Emin Tracey, I'va got it all, 2000, stampa digitale, 97.8 cm

BIografia

Emin Tracey

Tracey Emin è nata a Londra nel 1963 dove tutt’oggi vive e lavora. La sua arte è nota per essere legata a doppio nodo con la sua biografia. Credendo fermamente che avere segreti sia una cosa pericolosa, l’artista apre al mondo il vaso di Pandora delle sue emozioni. La sua onestà è disarmante: ciò che può sembrare esibizionismo gratuito non è altro che il tentativo di comprendere e scendere a patti con i traumatici eventi che hanno segnato la sua vita. “Nel 1992 m’iscrissi a un corso di filosofia che mi fece capire molte cose sull’arte contemporanea mentre prima tutto quello che potevo immaginare erano Edvard Munch e gli affreschi bizantini, Giotto e il primo Rinascimento. La mia mente aveva smesso di lavorare. Non c’era niente di artistico che potesse riempirla ma, dopo il corso di filosofia, nella mia mente si aprì un grande spazio che non avevo mai esplorato prima e realizzai che qualsiasi cosa poteva essere arte. Si tratta della convinzione insita in ciò che fai, è l’essenza del suo percorso di provenienza, quindi è più come un’idea concettuale, anche se poi i miei lavori non hanno sembianze concettuali. Non credo abbia senso fare qualcosa che è già stato fatto. Se hai un messaggio da dare e vuoi essere ascoltato, devi trovare un modo di comunicare che appassioni il pubblico e per me non ne sarebbe valsa la pena se avessi fatto qualcosa che era già stato fatto 50 volte. Sono dovuta scendere a patti con il mio fallimento come artista. E l’artista che provavo ad essere era quello tradizionale, in cui facevo davvero schifo. Dovevo trovare la mia strada. Quindi parlo di esperienza personale…la maggior influenza nella mia vita è la mia vita stessa, non quello che faccio quotidianamente ma ciò che per me ha un senso nel mondo. Perché, ciò che il tuo lavoro diventa, che ti piaccia o meno, è la celebrazione della tua personalità, per via del tuo centro autobiografico e del suo perseguimento”. In collezione di Giuseppe Iannaccone sono presenti due opere realizzate da Tracey Emin, differenti per tecnica e per tematica affrontata. In Suicide, un piccolo disegno del 1999, emerge una forte componente emozionale data da linee veloci e contorte che delineano una figurina nuda il cui volto è stato cancellato con un grafismo violento a causa della morte brutale e auto inflitta del soggetto protagonista. La seconda I’ve Got it All (2000) è una polaroid di grandi dimensioni, che raffigura Tracey Emin con le gambe aperte, mentre spinge il denaro verso i suoi organi genitali. Ancora una volta utilizza la sua vita come catalizzatore per la sua arte, portando l’attenzione sulla sua difficile situazione in cui il sesso, il successo e il denaro vanno a braccetto. Le dimensioni originali di una polaroid probabilmente non erano abbastanza per enfatizzare il concetto che da il titolo all’opera e per questo motivo l’immagine viene sproporzionata per creare l’impatto. “Sto indossando un abito di alta moda firmato Vivienne Weswood che ha realizzato apposta per me e ho tutte queste monete straniere che escono fuori tra le mie gambe. Questo lavoro è sulla fecondità e dice che anche se mi sembrava di avere tutto, non avevo proprio niente. Tutte le cose che pensi che il successo inizi a portare […] io non le ho provate”.

Opere Correlate

Artista: Emin Tracey


Suicide, 1999

Anno: 2000 Mostra tutte le opere (12)


Like Everyday#11 , 2000


Like Everyday#61 , 2000


Monster Munch III, 2000


Silvana nell'orto o Nudo_27, 2000


Via di Pachino_22, 2000

Geografia: Regno Unito Mostra tutte le opere (27)


Skull of Minuso, 2007


Untitled (Empiricist), 2009


Untitled (Feeding the Gulls), 2007


Untitled (The Eternity Chamber), 2007


Untitled (Girl Feeding Gulls), 2008

Tema: Nudo Mostra tutte le opere (46)


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Mithology, 2001-2008


Mithology , 2001-2008

Tecnica: Fotografia Mostra tutte le opere (43)


olbania, 2011


Shikijyo Sexual Desire, 1996/2008


Tokyo Comedy , 1997/2008


Grand diary of photo mania, 1998-2008


Mithology, 2001-2008