Collezione Giuseppe Iannaccone

GIOVANNI IUDICE
IN PRATICA | AMACI | COLLEZIONE GIUSEPPE IANNACCONE

Vernissage: sabato, 13 ottobre 2018 DALLE ORE 11.00 ALLE ORE 17.00
Periodo: 13 Ott 2018 - 13 Dic 2018

Collezione Giuseppe Iannaccone

presenta

GIOVANNI IUDICE

Inaugurazione

Sabato 13 ottobre 2018 dalle ore 11.00 alle ore 17.00

Prenotazione obbligatoria all’indirizzo:

info@collezionegiuseppeiannaccone.it

Sabato 13 ottobre 2018, in occasione della Quattordicesima Giornata del Contemporaneopromossa da AMACI, Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, Giuseppe Iannacconeapre al pubblico le porte del suo studio legale, allestito con opere della propria collezione contemporanea, presentando un progetto speciale all’interno della rassegna IN PRATICA, dedicato all’artista Giovanni Iudice. La mostra, nata da un’idea di Giuseppe Iannaccone con la collaborazione di Rischa Paterlini, ha l’intento di far riscoprire come la pittura, sebbene sia il metodo più antico che si conosca e in Italia quasi considerato obsoleto, sia sempre in grado di trasferire emozioni e rinnovarsi continuamente.

“Conosco Giovanni Iudice da sempre” scrive Giuseppe Iannaccone nell’introduzione al catalogo “Voglio dire che l’ho conosciuto da ragazzino quando mi impressionava con le sue formidabili matite pronte a cogliere angoli umili e scordati della sua meravigliosa Sicilia. Giovanni è stato il primo artista a dipingere i clandestini fin dal lontano 2006. Li ha studiati, Li ha amati, ne ha dipinto le ansie, le sofferenze e le speranze”.

Nonostante da qualche tempo Giovanni Iudice abbia manifestato l’intenzione di voler abbandonare il tema dei migranti, perché sempre più utilizzato a fini propagandistici, d’altro canto l’artista non riesce a sottrarsi dal fare i conti con la realtà che lo circonda e che lo ha portato alla realizzazione di Asino, 2018 d.C.

Un trittico” prosegue Iannaccone “che racconta una storia fantastica, di miopia e d’amore, di sofferenza e di speranza, una storia contemporanea: i clandestini che non possono sbarcare, che guardano senza grandi speranze dall’oblò per scrutare ciò che li aspetta. Tra di loro c’è Masha e il suo bambino Mobruk, nato nel corso della navigazione; sulla nave è salito Giovanni, l’artista; vuole stare con loro qualunque cosa accada, vuole confortarli, guidarli proteggerli”.

“L’interesse di Giovanni per il reale” scrive Rischa Paterlini “lo avvicina molto ai film di Federico Fellini o a quelli di Pier Paolo Pasolini, in particolare nel loro intento di ritrarre una vita vera, fatta di gente che dice quel che pensa anche se sono pensieri tremendi. I suoi disegni a matita paiono volutamente ingannevoli al punto di avere il dubbio di trovarsi davanti a una fotografia. Nulla di male in questo perché lui, attraverso la ricostruzione minuziosa dei dettagli, dà una connotazione emotiva alla fotografia”.

La Collezione Giuseppe Iannaccone comprende un gran numero di opere dell’artista: disegni a matita e dipinti ad olio raffiguranti modelle in interni domestici o spiagge animate, oltre a tele incentrate sul tema dell’immigrazione, a cui in particolare Giovanni Iudice si è dedicato a partire dal 2006. Una realtà che viene scandagliata e visceralmente affrontata dall'artista sino ai giorni nostri. “Ho scelto di dipingere” dichiara Giovanni Iudice“profughi, immigrati, clandestini per intima necessità, perché mi sono sentito in dovere di farlo. Credo che la figura del clandestino sia una delle icone più rappresentative del contemporaneo: il clandestino spera, immagina la terra promessa con la morte nel cuore per la patria che ha lasciato”.

Il piccolo volume che accompagna l’opera, distribuito gratuitamente, da questa edizione si rinnova nella grafica ed è disegnato dallo Studio Temp fondato nel 2007 a Bergamo da Guido Gregorio Daminelli, Fausto Giliberti e Marco Fasolini.

Opening sabato 13 ottobre 2018 solo su invito e prenotazione obbligatoria, fino ad esaurimento posti all’indirizzo: info@collezionegiuseppeiannaccone.it

Per maggiori informazioni, materiali e immagini:

Ufficio Stampa

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COLLEZIONE GIUSEPPE IANNACCONE

Corso Matteotti 11 – 20121 Milano t. +39 027642031 | f. +39 0276420333 info@collezionegiuseppeiannaccone.it

Collezione Giuseppe Iannaccone

La Collezione Giuseppe Iannaccone nata sul finire degli anni ottanta tra le mura di casa di un giovane - e all’epoca poco conosciuto - Avvocato, è oggi una raccolta di arte contemporanea inaspettata e internazionale che vanta al suo attivo circa cinquecento pezzi.

La collezione, che ha come punto di partenza l’arte italiana tra le due guerre giunge oggi ai lavori di artisti emergenti delle ultimissime generazioni come Toyin Ojih Odutola e Allison Zuckerman. Caratterizzata da un costante rinnovamento e da opere di grande qualità, solo in questi ultimi anni ha ottenuto una certa legittimazione, grazie alla mostra alla Triennale di Milano e alla Estorick Collection di Londra, rivelandosi finalmente per quello che è: una collezione intelligente coraggiosa, visionaria e mai banale.

I trent’anni di Collezione di Giuseppe Iannaccone dimostrano di avere poco a che vedere con raccolte alla “moda” o “perfette e scientifiche” ma riflettono piuttosto il legame di innamoramento con le opere e con la contemporaneità.

Il collezionista - dice Iannaccone - deve essere capriccioso, non è tenuto a raccontare la storia dell’arte ma può decidere di raccontare la storia che sta vivendo, quella fatta di incontri, di scelte istintive, di pancia, di notte insonni nella contemplazione delle opere, nello studio dei libri e nell’attesa della risposta di conquistare un nuovo capolavoro.

Oltre al sostegno per i giovani artisti emergenti e alle ricerche sempre più contemporanee, si può scoprire nella collezione Iannaccone la propensione per opere vicine ad un coinvolgimento emotivo per i medium più tradizionali come la pittura che però non risultano mai finalizzati ad una sola questione estetica.

Durante il progetto speciale dedicato a Giovanni Iudicela collezione esporrà anche opere di Lisetta Carmi, Andrea Bowers, Rineke Dijkstra, Toyin Ojih Odutola , Allison Zuckerman, Elizabeth Peyton, Karen Kilimnik, John Currin, Margherita Manzelli, Chantal Joffe, Grayson Perry, Kiki Smith, Nan Goldin, Tracey Emin, Gillian Wearing, Kara Walker, Lynette Yiadom-Boakye, Juan Munoz, Luigi Ontani, Marc Quinn, William Kentridge, Wangechi Mutu, Matthew Barney, Adrian Paci, Shirin Neshat, Anri Sala, Regina Jose Galindo, Imran qureshi, Francis Alys, Michael Borremans, Andro Wekua, Victor Man, Wilhelm Sasnal, Dana Schutz, Kehinde Wiley, Anj Smith, Nicole Eisenman, Nathalie Djurberg, Raqib Shaw, Terence Koh, Paulina Olowska, Pietro Roccasalva, Pierpaolo Campanini, Roberto Cuoghi, Francesco Gennari, Loris Cecchini, Francesco Vezzoli, Paola Pivi, Andrea Romano, Luca De Leva, Davide Monaldi, Beatrice Marchi, Patrizio di Massimo e Iva Lulashi.

www.collezionegiuseppeiannaccone.it

Giovanni Iudice nasce nel 1970 a Gela (CL) dove vive e lavora. Autodidatta, sin da ragazzo si avvicina al disegno e alla pittura. Sue opere figurano in musei pubblici a Palermo e Catania. Nel 2011, viene invitato da Giuseppe Iannaccone a partecipare alla mostra, L’Arte non è cosa nostra, presso il Padiglione Italia della 54° Biennale di Venezia, presentando il dipinto Umanità, opera incentrata sull’immigrazione in Sicilia. Tra le mostre personali più significative certamente quella itinerante dedicata ai migranti che partita da Firenze a Palazzo Medici nel 2017, approdata a Caltagirone al Museo Diocesano nel 2018 e conclusasi a Palermo a Palazzo Sant’Elia durante Manifesta 2018. Tra le collettive quella organizzata nel 2007 al PAC di Milano sulla pittura di realtà, Il Bel Paese dell’Artealla Gamec di Bergamo nel 2011 e recentemente per il Festival D’Autunno, la mostra a Sutri a Palazzo Doebbing dedicata al nuovo Quarto Stato.

Di lui Giuseppe Iannaccone racconta : “Giovanni Iudice l'ho scoperto parecchi anni fa, in una piccola galleria alla Fiera di Bologna. Mi aveva colpito una sua spiaggia fatta a matita, con quella moltitudine di gente ammassata che cercava un po’ di vacanza. Si capiva benissimo che era una scena in qualche modo di povertà: era una spiaggia libera, non di quelle a pagamento, e ritraeva un'umanità che in quel luogo trovava il massimo del lusso che si poteva permettere. L'opera in questione era già stata venduta purtroppo, l'aveva comprata, mi ricordo, Lucio Dalla. Da quel momento ho cominciato a prendere contatto con Giovanni Iudice, l'ho cercato sugli elenchi telefonici e l'ho chiamato. Mi colpiva il suo rapporto con la storia dell'arte siciliana: io avevo nella testa le spiagge di Pirandello, con la loro carne ammassata, avevo in mente Guttuso, insomma un po' tutte queste figure degli anni trenta e, mi sembrava che Iudice, benchè assolutamente contemporaneo, le avesse un po’ dentro. Quasi tutte le sue opere le ho comprate io, lasciando al mercato poche cose. Forse per la prima volta c'è un'osmosi totale tra artista e collezionista, perché io non sono solo colui che gli compra le opere, sono quello con cui discute d'arte: se oggi abbia ancora un senso parlare di realismo, dopo tanti anni di figurazione. Mi parla dei suoi progetti futuri e il nostro dibattito è continuo. Iudice ha scelto sin dall'inizio una linea unica che poi non ha mai abbandonato: è la ricerca di un'umanità che vive in periferia, ai margini della società, dotata di una profonda integrità, assai lontana da quella che siamo abituati a vedere sulle pagine dei giornali o in televisione. Iudice scava nell'animo umano, questo è il valore aggiunto della sua pittura di cui mi sono innamorato. Io ricerco quel tipo di arte, è stato così per le opere degli anni trenta e continuo a farlo per l'arte contemporanea, quindi è normale che Giovanni ed io ci si sia incontrati. Quando Giovanni era ancora molto giovane, Fagiolo dell'Arco mi disse che nel disegno era arrivato a De Chirico. Credo che Fagiolo dicesse la pura verità, nel disegno è veramente il primo della classe; è uno strumento che usa senza pensare, come quando noi facciamo un movimento della mano istintivo, non pensiamo perché la mano è parte di noi, per lui la matita è parte del suo essere, non c'è filtro, mano e matita sono un tutt'uno”.

Una passione incondizionata che spinge il collezionista a stare in guardia, ossessivamente, per la paura di perdere dei tasselli fondamentali per la sua collezione.